Tanti auguri a... Rob Rensenbrink

Tanti auguri a... Rob Rensenbrink

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 3667 volte

Forse a questo punto l’avrete capito che amiamo gli anti-personaggi. Quindi oggi non possiamo non festeggiare il compleanno numero 67 di Pieter Robert Rensenbrink, l’uomo-serpente fermato da un palo.

IL BELGIO COME SECONDA CASA - L’anomalia Rob Rensenbrink, un’ala sinistra dal dribbling mortifero, ma che segna, e neppure poco, si manifesta già agli inizi. A portarlo al professionismo non è l’Ajax, ma una squadra minore di Amsterdam, il DWS, che l’anno prima del suo debutto aveva pure vinto il campionato, ma che oggi è scivolato tristemente nelle serie amatoriali. Nel 1968 raggiunge la nazionale e cominciano a circolare voci di un suo possibile passaggio a una big. Però sia l’Ajax (che ha Piet Kiezer), sia il Feyenoord sono coperte nel suo ruolo e tentennano. Rensenbrink è uno di poche parole e gli basta poco per farsi due conti, quindi saluta tutti e attraversa il confine per andare in Belgio, firmando per il Bruges. Una scelta a sorpresa, il calcio belga seppur in crescita non è ancora all’altezza di quello olandese, ma una scelta che porterà avanti per quasi tutta la carriera, senza più giocare in squadre del suo Paese. Col Bruges vince la coppa nazionale al primo colpo, ma è passando all’Anderlecht nel 1971 che la sua carriera svolta. In cinque anni vince due campionati e quattro coppe nazionali, mentre dopo il 1976 va all’assalto dell’Europa, con due doppiette Coppa delle Coppe/Supercoppa. Nel 1976 rifila una doppietta al West Ham e altrettanto fa coi campioni d’Europa del Bayern. Due anni dopo altra doppietta all’Austria Vienna, mentre in Supercoppa si limita a segnare il 3-1 dell’andata sul Liverpool, poi risultato decisivo vista la sconfitta di misura ad Anfield. L’Anderlecht è una realtà continentale (dopo di lui in Belgio non arriveranno più coppe) e si gode il suo Slangenmens, l’uomo-serpente chiamato così per le sue movenze sinuose che non lasciano scampo ai terzini quando scappa via sulla sinistra. Ma se con i club olandesi non vuole più avere a che fare, in nazionale Rensenbrink ci tiene a dire la sua.

UN LITIGIO PER AMICO - Nel 1974 l’Olanda, formata sul blocco del grande Ajax che ha dominato l’Europa per tre anni, è tra le grandi favorite della vigilia mondiale. Rensenbrink fin lì è stato una riserva, ma i nodi dell’addio di Cruyff all’Ajax dell’anno precedente vengono al pettine. Il Papero d’oro fa fuori il suo grande rivale Piet Keizer, che dovrebbe essere il titolare nel ruolo di ala sinistra. Al suo posto il taciturno Rensenbrink, uno che a tecnica non sfigura di certo insieme ai fuoriclasse in maglia oranje. Certo, non è che essere relegato lì sulla sinistra, mentre la star Cruyff si prende il palcoscenico, a Rensenbrink vada molto a genio. Dopo la vittoria all’esordio con l’Uruguay, Keizer riesce a ottenere il posto da titolare per la seconda partita contro la Svezia. Finisce 0-0, quasi come se da ordini “dall’alto” la squadra abbia voluto mettere in cattiva luce il nemico del capo. Rensenbrink ritrova il suo posto e l’Arancia Meccanica si scatena. Quattro gol alla Bulgaria e altrettanti all’Argentina nella seconda fase. Nel 2-0 alla Germania Est Rensenbrink va a segno per la prima volta, al termine dell’ennesimo assalto dell’onda arancione. Non si capisce chi possa fermarli, poi nella terza e decisiva sfida per entrare in finale, contro il Brasile, Rensenbrink si infortuna col risultato già in cassaforte. In finale è al suo posto ma è un fantasma, gioca solo un tempo e al suo posto vi aspettereste che entri Keizer. Invece niente, il grande nemico di Cruyff resta in panchina e l’Olanda si consegna alla Germania, che vince il suo secondo titolo mondiale. La rivincita programmata per l’Europeo del 1976 finisce ancora peggio, con la sconfitta in semifinale contro la Cecoslovacchia, che poi si ripeterà coi tedeschi conquistando il titolo. A Rensenbrink e all’Olanda non resta che il 1978, ma non c’è più Cruyff.

IL DESTINO CONTRO UN PALO - L’assenza di Cruyff è un problema per l’Olanda, non per Rensenbrink. Non che ambisca a fare la prima donna, non è proprio nel suo carattere, ma senza l’ingombrante presenza del Papero d’oro si sente più libero e dall’alto della sua classe diventa il leader silenzioso della squadra. Lo dimostra fin da subito, nella prima gara contro l’Iran. Rigore per il vantaggio, inedita inzuccata di testa per il raddoppio e ancora centro dal dischetto per il tris. Dopo il pareggio senza reti con l’ostico Perù arriva la sorprendente sconfitta contro la Scozia, nonostante proprio Rensenbrink sblocchi il punteggio confermandosi infallibile dal dischetto e mettendo a segno la rete numero 1000 in gare di Coppa del Mondo. Quello col dischetto è un rapporto privilegiato. In carriera sbaglierà solo in due occasioni, nonostante sia talmente sfrontato da dire al portiere dove tirerà, prima di batterlo proprio su quel lato. Segna ancora dagli undici metri nel pirotecnico 5-1 all’Austria che apre la seconda fase e che fa dire a tutti che l’Arancia Meccanica è tornata. In effetti gli uomini allenati da Happel raggiungono la finale un’altra volta, dopo aver battuto anche la giovane Italia di Bearzot. Rensenbrink ci arriva da capocannoniere, con un gol di vantaggio sull’idolo di casa, Mario Kempes. Ma a spingere l’Albiceleste c’è un intero Paese, con la giunta militare in testa che non prevede nessun altro risultato che la vittoria. Si sa, gli olandesi sono un popolo ostinato, nemmeno davanti al mare si fermano, e non lo fanno neanche davanti all’Argentina e all’arbitraggio casalingo dell’italiano Gonella. Nanninga pareggia a dieci minuti dal termine il vantaggio di Kempes e nel momento di massimo scoramento dei padroni di casa c’è l’azione che può cambiare il destino del mondiale e della vita di Rensenbrink, da timido campione a eroe nazionale. Siamo appena oltre il novantesimo quando Krol lancia lungo sorprendendo la difesa. Il portiere Fillol esce in ritardo, Rensenbrink scappa sulla sua amata fascia sinistra e anticipa tutti sul rimbalzo. La palla passa a destra del portiere, rimbalza, è fatta, il gol al momento perfetto che vale la rivincita per la delusione di quattro anni prima. E invece no, il pallone sbatte contro il palo tornando in campo. In quel momento l’Olanda perde la partita e il mondiale, perché ai supplementari gli argentini corrono sulle ali dell’entusiasmo e vincono facilmente. In quel momento Rensenbrink perde il titolo di capocannoniere, perché poi Kempes ne segnerà un altro e lo distanzierà definitivamente, ma soprattutto perde il possibile status di eroe e comincia già a diventare un fantasma dimenticato da tutti. Anche perché a lui sta bene essere dimenticato, visto il suo carattere. Nel 1980 compie un’altra scelta controcorrente, che gli costerà il posto per l’Europeo di quello stesso anno. Se ne va negli Stati Uniti firmando per i Portland Timbers, nonostante le richieste di Inter e Real Madrid, per poi riattraversare l’Atlantico l’anno dopo e chiudere in Francia nel Tolosa. Dopo, il silenzio della campagna belga. Niente più calcio, nemmeno allo stadio come spettatore. Lo cercheranno per invitarlo prima della finale del 2010, ma lui non si farà trovare.

MONDIALI DISPUTATI: 2 (1974, 1978)

PARTITE DISPUTATE: 13

RETI SEGNATE: 6