Tanti auguri a... Raúl Gonzalez Blanco

Tanti auguri a... Raúl Gonzalez Blanco

© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2580 volte

Tocca quota 37 anni Raúl González Blanco, probabilmente il più completo attaccante in circolazione a cavallo del 2000. Una macchina da gol con un unico rimpianto: la nazionale.

BLANCO PER CASO - A 17 anni Raúl è una stellina delle giovanili dell’Atlético Madrid, sì avete letto bene, non del Real. Poi, in un giorno sciagurato per i Colchoneros, il vulcanico presidente Jesús Gil - sempre in bilico tra gloria e bancarotta - decide di ridimensionare le spese per il settore giovanile della seconda squadra madrilena. A Raúl non resta che guardarsi attorno per cercare una nuova squadra, ma non fa molti chilometri, si sposta alla Casa Blanca, che lo accoglie nella sua Juvenil C. Gioca 7 partite, segna 16 gol. Valdano, allora tecnico della prima squadra, lo vede, lo chiama e gli dice: “Tu, piccoletto, domani giochi coi grandi”. E lui gioca, non al posto di uno qualunque, ma di Emilio Butragueño, El Buitre, leggenda del Real e della Spagna intera. Dall’anno seguente è titolare fisso e inizia ad accatastare trofei. Campionati (alla fine saranno 6, due dei quali con Fabio Capello in panchina), Supercoppe, ma soprattutto lei, la Champions League. Il Real Madrid non saliva sul trono d’Europa da oltre 30 anni, un’eternità se pensiamo con quanta smania agognassero ultimamente a tornarci dopo “soli” 12 anni. Un’eternità conclusasi ad Amsterdam nel 1998, con la vittoria sulla Juventus. Dal buio alla luce, perché dal 1998 al 2002 il Real Madrid vincerà tre volte la Champions League e Raúl ne sarà il condottiero principe, la sicurezza in un viavai di Galácticos. Nel 2000, contro il Valencia, e nel 2002, contro il Bayer Leverkusen, andrà anche a segno in finale, ma non saranno certo gli unici gol. In quegli anni, infatti, pone le basi per il primato di reti in Champions League e in generale in tutte le coppe europee, un primato che ancora detiene, nonostante il fiato sul collo di Messi e Cristiano Ronaldo, ormai a poca distanza.

FURIE POCO FURIOSE - La Spagna, storicamente, ha regalato ai suoi tifosi quasi sempre illusioni, più che risultati. In quel 1998, però, col Real tornato campione d’Europa, gli spagnoli ci credono davvero. Sono reduci da un discreto Europeo del 1996, anche se sono riusciti a perdere ai rigori contro l’Inghilterra, un evento, ma il C.T. Clemente è stato criticato per non aver portato il diciannovenne Raúl. In Francia, ovviamente, Raúl è al suo posto. Ci mette un tempo per ambientarsi e a inizio ripresa colpisce la Nigeria con una splendida conclusione al volo di sinistro, dopo essere sbucato alle spalle della difesa avversaria con quel tempismo che in pochi hanno mostrato prima e dopo. La Spagna sembra partire col piede giusto, poi la difesa si addormenta, Zubizarreta ancora di più, e la Nigeria vince. È l’inizio della fine e le Furie Rosse se ne torneranno a casa, clamorosamente, dopo il primo turno. Il primo passo, si sa, condiziona tutti gli altri. Due anni dopo, all’Euro 2000, la Spagna è ai quarti di finale con la Francia. Sotto di un gol, ma all’89° Barthez regala un calcio di rigore agli iberici. Sul pallone Raúl, il rigorista Mendieta è uscito e l’esito è quasi ineluttabile. Il tiro finisce alle stelle, un po’ come quello di Baggio col Brasile nel 1994, e in effetti i due campioni possono essere accomunati. Riproviamoci nel 2002, dice Raúl, che intanto ha intascato la sua terza Champions League, stavolta sento che è la volta buona. Parte forte nel girone, un gol alla Slovenia, doppietta al Sudafrica e la Spagna promossa a punteggio pieno. Agli ottavi con l’Irlanda la Roja passa ai rigori e poi c’è la Corea del Sud padrona di casa. Solo che non c’è Raúl, che si è infortunato. La Spagna esce complice un arbitraggio che fa impallidire quello di Byron Moreno e Raúl, ancora una volta, se ne torna a casa con le pive nel sacco, per di più anche dolorante, stavolta.

QUESTIONE DI TEMPISMO - Non c’è più neanche il Real a consolarlo, perché dopo la Liga vinta nel 2003 arrivano alcuni anni di relativa carestia. E figuriamoci se proprio adesso possono arrivare le gioie in nazionale. Nel 2004 Raúl è una pallida ombra del bomber mortifero che ha entusiasmato i suoi tifosi e la Spagna si fa beffare al primo turno dalla Grecia (le Furie Rosse non saranno le uniche vittime, a loro parziale discolpa). Due anni dopo in panchina si è seduto Luis Aragonés che ha un’idea magnifica in testa, ma purtroppo non prevede la presenza di Raúl tra i titolari, scalzato da Torres e Villa. Gli toccano scampoli di partita, ma riesce comunque a segnare per il terzo mondiale consecutivo. Un gol importante, perché arrivato con la Tunisia in vantaggio, prima che ci pensi Torres a maramaldeggiare. Un gol che gli vale la riconquista del posto da titolare sia con l’Arabia Saudita, ma la qualificazione era ormai arrivata, sia nell’ottavo di finale contro la grande nemica Francia. Aragonés vuole regalare spettacolo con un tridente ultraoffensivo, ma i francesi sono furbi, lasciano sfogare i giovani spagnoli, avanti su rigore, e poi li colpiscono spietatamente nel finale. Arriveranno fino alla finale, mentre Raúl non lo sa, ma ha appena dato l’addio alla Roja. Ha 29 anni e ancora fame di gol, come dimostra negli anni a seguire. Fino al 2010 supera il primato di Alfredo Di Stéfano, diventando il miglior marcatore dei Blancos, e anche quello di presenze, raggiungendo quota 741. Nel 2008 la Spagna vince finalmente l’Europeo, ma lui non c’è. Aragonés non ha voluto subire la pressione che sarebbe inevitabilmente arrivata tenendolo in panchina. Non vuole fare lo stesso errore compiuto con la Francia e nemmeno quando in panchina si siede il suo maestro Del Bosque le porte della nazionale si riaprono. Nel 2010, con la Spagna appena diventata campione del mondo, arriva un altro distacco traumatico, anzi ancora di più. Lascia la Casa Real, non gli rinnovano il contratto. Ne approfitta lo Schalke 04, che coi suoi gol arriva per la prima volta alla semifinale di Champions League nel 2011, dopo aver travolto l’Inter campione in carica. Due anni in Germania e poi l’esilio dorato in Qatar. È più giovane di Totti, potrebbe ancora dare molto anche in Europa, ma evidentemente la delusione è tanta, per quello che poteva essere, con la nazionale, e non è stato. Di Zizinho, l’idolo di Pelé, si dice che “gli dei gli hanno concesso la grazia del calcio, ma il tempo non l’ha voluto al momento giusto”. Una frase che può adattarsi perfettamente anche a Raúl González Blanco.

MONDIALI DISPUTATI: 3 (1998, 2002, 2006)

PARTITE DISPUTATE: 11

RETI SEGNATE: 5