Tanti auguri a... Paolo Maldini

Tanti auguri a... Paolo Maldini

© foto di Federico De Luca
 di Oreste Giannetta articolo letto 2123 volte

Compie oggi 46 anni Paolo Maldini, probabilmente il più forte difensore italiano dell’ultimo mezzo secolo. Vittorioso in Italia e in Europa lungo tre decenni, sempre alla ricerca di un titolo mondiale sfuggitogli più volte.

BAMBINO D’ORO - Figlio d’arte, il padre Cesare era stato una bandiera milanista tra anni Cinquanta e Sessanta, un difensore elegante, ma con la tendenza a distrarsi al momento sbagliato. Il giovane Paolo comunque non ha bisogno del cognome illustre per farsi notare. Nel 1984 Liedholm, allora tecnico rossonero, intuisce che in quel ragazzo dal fisico ancora mingherlino e dal viso da attore di soap opera c’è la stoffa del campione. Nelle giovanili giostrava da ala destra, divertendosi a mettere in moto le sue lunghe leve e a buttare in mezzo cross per i compagni. Anche se destro naturale, il Barone lo imposta invece come terzino sinistro con licenza di percorrere tutta la fascia come i grandi terzini del passato italiano, Facchetti e Cabrini, che magari avevano piedi più educati, ma mancavano della sua straripante vitalità. Subito titolare a 17 anni, Maldini vive le ultime stagioni difficili del Milan pre-Berlusconi e poi è protagonista nella pioggia di allori piovuti a fine anni Ottanta quando dall’elicottero spunta quel costruttore destinato a modificare la storia di un club glorioso, ma fin lì discontinuo. L’arrivo di Sacchi serve a disciplinare ulteriormente Maldini, che coi compagni di reparto forma una difesa simile a un meccanismo a orologeria. Arriva il primo scudetto e poi due Coppe dei Campioni consecutive, con tanto di doppia vittoria in Intercontinentale. Arriva anche la nazionale, col C.T. Azeglio Vicini che non è Sacchi, ma fa comunque giocare i suoi bene. L’Euro 88 si conclude in semifinale contro i sovietici, troppo forti e astuti per una generazione ancora giovane. L’obiettivo è Italia 90, il mondiale in casa da vincere per esaltare un movimento che a livello di club domina l’Europa già da qualche anno. Maldini attacca di meno, ma in questo modo la difesa è imbattibile, almeno fino a quella maledetta spizzata di Caniggia che prelude alla sconfitta ai rigori contro gli argentini, ancora in semifinale.

DISCHETTO MALEDETTO - Quattro anni dopo Maldini è ormai maturo - nel 1990 aveva 22 anni - e reduce da tre anni di assoluto dominio milanista in campionato, culminato poche settimane prima dei mondiali col trionfo in Champions League contro il Barcellona. Un successo che è un ottimo viatico in vista di USA 94, anche perché la difesa del Milan è riportata pari pari in nazionale. Eppure non ci sarà nulla di semplice in quel mondiale. Sconfitta con l’Irlanda all’esordio, infortunio per Baresi nella seconda partita, con espulsione di Pagliuca, il tutto in un caldo soffocante che presto fiacca le energie della truppa di Sacchi. Dagli ottavi di finale Maldini gioca centrale e lo fa con naturalezza come già successo proprio nella finale di Champions. Baggio trascina gli azzurri fino alla finale, quando torna Baresi, ma Maldini non si sposta dal centro perché c’è Costacurta squalificato. La finale è la più bloccata di sempre e si va ai calci di rigore, che nuovamente dicono no all’Italia e a Maldini. Le due occasioni migliori sono sfumate, ma Maldini ci riproverà in Francia quattro anni dopo, agli ordini del padre ora in panchina. Ha 30 anni, ma la stessa grinta e sicurezza di sempre. Sono cambiati i compagni di reparto, è rimasto solo Costacurta, ma non cambia l’esito. Ai quarti di finale l’Italia sbatte contro i padroni di casa francesi ed esce ai calci di rigore. Di nuovo.

CARRIERA INFINITA - Scavallato il 2000, anno di un’altra delusione, stavolta all’Europeo, Maldini si gioca la sua ultima carta “mondiale” in Corea nel 2002. Ha già 34 anni e ha deciso di lasciare l’azzurro al termine del torneo. Sogna di farlo alzando finalmente quella coppa sempre sfuggitagli, ma ancora una volta andrà male, anzi pure peggio delle precedenti. Eliminati dalla Corea del Sud agli ottavi di finale, con molte polemiche per l’operato dell’arbitro Moreno, ma anche qualche critica sulla sua prestazione da centrale, ruolo nel quale è stato costretto a tornare per l’infortunio di Nesta. Lasciata la nazionale da recordman di presenze sia totali che in Coppa del Mondo, sembra ormai avviato al tramonto. Tramonto un bel  niente. L’anno dopo Berlusconi gli regala Nesta, il miglior difensore italiano del momento, l’uomo giusto per farlo rinascere. Nel 2003 arriva la quarta Champions League, stavolta da capitano e a 40 anni da quella alzata dal padre. Per di più finalmente ai calci di rigore, che per una volta gli sorridono. Ma non è finita qui, l’anno dopo è di nuovo scudetto, qualcuno si spinge a chiedergli di tornare in nazionale, ma da quell’orecchio non ci sente. Nel 2005 c’è la grandissima delusione di Istanbul, la finale di Champions persa dopo essere andati sul 3-0 e dopo essere stato proprio lui a sbloccare il punteggio. Medita il ritiro, d’altronde ha 37 anni, ma non è da lottatore andarsene dopo una sconfitta. L’anno dopo segna addirittura una doppietta in campionato, e nel 2007 ha l’occasione della vendetta sul Liverpool. Reds battuti e quinta Champions League in carriera, alla quale poi aggiungerà il Mondiale per club a fine anno, portando il totale di trofei vinti a quota 26. Smetterà nel 2009 a 41 anni, con oltre 1000 partite da professionista, più di 900 nel suo Milan.

MONDIALI DISPUTATI: 4 (1990, 1994, 1998, 2002)

PARTITE DISPUTATE: 23

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