Tanti auguri a... Marcos Cafu

Tanti auguri a... Marcos Cafu

 di Oreste Giannetta articolo letto 1802 volte

Compie oggi 44 anni Marcos Evangelista de Moraes, a tutti noto col soprannome di Cafu, unico giocatore a disputare tre finali mondiali, delle quali due vinte.

MONDIALE A SORPRESA - La carriera del giovane Cafu, chiamato così perché la sua rapidità ricorda le movenze di Cafuringa, un’ala della Fluminense di fine anni Settanta che non raggiungerà nemmeno un decimo della sua fama, inizia nelle giovanili di varie squadre dello stato di São Paulo. La più importante è la Portuguesa, almeno finché a 18 anni non attira l’attenzione proprio del São Paulo. Col Tricolor debutta in massima serie nel 1989, diventa titolare l’anno dopo e nel giro di poco tempo vince tre titoli statali, uno nazionale, nel 1991, ma soprattutto una lunga serie di allori internazionali tra i quali spiccano le due Libertadores consecutive del 1992 e del 1993, seguite da altrettante Coppe Intercontinentali. La prima contro il Barcellona, giocando ancora da ala, e la seconda contro il Milan, quando è ormai stabilmente spostato nel ruolo di terzino. Pochi mesi dopo vola negli Stati Uniti con la nazionale, nella quale ha debuttato già nel 1990. Non è titolare, però. Parreira gli preferisce il più esperto Jorginho, già da qualche anno in Europa e Cafu si accomoda in panchina accontentandosi degli scampoli. Venti minuti negli ottavi contro i padroni di casa e gli ultimi istanti ai quarti contro l’Olanda. Fino al ventesimo minuto della finalissima, quando Jorginho si infortuna e Cafu entra in campo per i restanti cento, tra tempo regolamentare e supplementari. Non ha alcun problema, anche perché l’Italia spinge poco, e dopo il rigore di Baggio può festeggiare il quarto titolo mondiale del suo Brasile.

PENDOLINO MAI IN RITARDO - Dopo la sbornia mondiale, con tanto di premio come miglior giocatore del Sudamerica, cresce la voglia d’Europa. Nel gennaio del 1995 il São Paulo lo lascia andare al Real Zaragoza, giusto in tempo per vincere la Coppa delle Coppe da attore non protagonista, prima di tornare in patria, acquistato dalla Parmalat che vorrebbe farlo giocare nel “suo” Palmeiras. Una clausola del contratto di vendita stipulato col São Paulo gli impedisce però di tornare subito in una big e allora deve aspettare qualche settimana, venendo tesserato di passaggio dalla Juventude. Risolto il problema, si toglie la soddisfazione di vincere un altro campionato paulista, ma il richiamo del calcio europeo è troppo forte. Nel 1997 la Roma sborsa 13 miliardi di lire per portarlo nella capitale e farne una delle bandiere del club che conquisterà lo scudetto del 2001. Cafu è un idolo del popolo giallorosso, i tifosi lo chiamano Pendolino esaltandosi per le sue sgroppate sulla destra, ma mentre gioca nella Roma non disdegna di togliersi altre soddisfazioni con la Seleçao. Nel 1997 vince la Confederations Cup, pochi mesi dopo aver festeggiato la sua prima Copa América, successo che bisserà due anni dopo. Nel 1998 vola in Francia e sogna il bis mondiale con una squadra trascinata da Ronaldo. Stavolta è titolare indiscusso e disputa tutte le partite, saltando solo la semifinale per squalifica dopo le ammonizioni raccolte contro Cile e Danimarca. È al suo posto nella finalissima contro la Francia, una gara anomala, condizionata dal malore accusato dal Fenomeno poche ore prima. Col fantasma di Ronaldo in campo e con le immagini di lui che si contorce nella sua camera d’albergo, i brasiliani in pratica non giocano e finisce in trionfo per i transalpini.

BIS DA CAPITANO - La voglia di rivincita per i brasiliani è enorme. Nel 2002 la Coppa del Mondo si disputa in Asia e la Seleçao, qualificatasi con qualche difficoltà, raccoglie più dubbi che consensi. Cafu è il capitano di una squadra che cresce con l’andare avanti del torneo e stavolta non salta nemmeno un minuto delle sette gare giocate e tutte vinte, compreso il 2-0 alla Germania firmato proprio dalla doppietta di Ronaldo che gli permette di alzare al cielo la Coppa del Mondo. Non è ancora sazio, però. L’anno dopo, a 33 anni, sembra stia per andare proprio in Giappone a svernare e invece all’ultimo accetta l’offerta del Milan. Il Pendolino percorre verso nord la tratta Roma-Milano e diventa idolo dei tifosi rossoneri tanto quanto lo era stato dei giallorossi. Sempre col sorriso sulle labbra, vince subito lo scudetto, l’anno dopo patisce la delusione della finale di Istanbul ma tiene duro e pur non essendo più titolare riesce ad aggiungere al suo incredibile palmares anche l’ultimo trofeo che gli mancava, la Champions League conquistata nel 2007. L’anno prima aveva salutato la nazionale disputando il suo quarto mondiale, stavolta senza finalissima. Il Brasile si arrende ai quarti davanti alla Francia di Zidane in quella che è la sua ultima partita in verdeoro. Chiude con 142 presenze delle quali 20 mondiali, che ne fanno il recordman in entrambe le classifiche per il proprio Paese. Col Milan e col calcio giocato chiuderà invece due anni dopo, a ormai 38 anni.

MONDIALI DISPUTATI: 4 (1994, 1998, 2002, 2006)

PARTITE DISPUTATE: 20

RETI SEGNATE: 0