Tanti auguri a... Fabio Capello

Tanti auguri a... Fabio Capello

© foto di Federico De Luca 2014
 di Oreste Giannetta articolo letto 1766 volte

Sono 68 gli anni di Fabio Capello, che ha appena debuttato nel suo terzo mondiale, secondo consecutivo allenando due nazionali diverse, dopo quello sfortunato da calciatore nel 1974.

GIOVANE LEADER - Cresciuto a pane e pallone dal padre, ex giocatore in Serie C, il giovane Fabio fa il suo ingresso nel grande calcio grazie alla Spal del presidente-talent scout Paolo Mazza. Arriva a Ferrara nel 1962 e debutta in prima squadra a 18 anni nel 1964. La retrocessione in B dei bianco azzurri gli giova, perché l’anno dopo ne prende le redini diventandone il regista e mostrando la sua personalità anche assumendosi l’incarico di battere i calci di rigore. È una squadra ricca di talenti, ma soprattutto di futuri allenatori, come Osvaldo Bagnoli, ormai a fine carriera, o il più  giovane Reja. Nel 1967, con la squadra spallina scivolata nuovamente in B, passa il treno della Roma e Capello salta su in corsa. I giallorossi sono ambiziosi, ma non abbastanza da competere per il titolo. Nel 1968 arriva però il mago Herrera e quantomeno diventano protagonisti nelle coppe, prima vincendo la Coppa Italia e poi arrivando in semifinale di Coppa delle Coppe, salvo cedere per un sorteggio sfortunato ai polacchi del Górnik Zabrze. A quel punto cambia la proprietà della Roma e cambiano le strategie. Via i gioielli, compreso Capello, che attira le attenzioni della Juventus di Boniperti.

BIANCONERO E NAZIONALE - Con lo sfortunato Armando Picchi prima e con Vycpalek, lo zio di Zeman, poi, Capello conquista tre scudetti in sei stagioni bianconere, vedendo però sempre sfuggire l’alloro europeo, una lacuna che farà fatica a colmare anche da allenatore. Nel 1971 perde la finale di Coppa delle Fiere contro il Leeds e due anni dopo quella di Coppa dei Campioni contro l’Ajax di Cruyff. Nel mezzo, un po’ in ritardo complice la concorrenza di De Sisti che è uno dei pupilli di Valcareggi, arriva l’esordio in nazionale contro il Belgio, nel 1972. In tempo per prendere parte da protagonista alle qualificazioni per il mondiale tedesco del 1974. Qualificazioni dominate senza subire reti, un record di imbattibilità di Zoff che a livello di nazionali ancora resiste e che non cade nemmeno nella trasferta a Wembley contro l’Inghilterra, sconfitta per la prima volta a domicilio proprio con una rete di Capello. L’Italia arriva alla Coppa del Mondo, dunque, da grande protagonista e molto attesa, dopo la finale di quattro anni prima. Sarà invece una delusione, la più grande nella carriera di Capello, a suo dire, che ci teneva a far bene per gli emigrati in Germania e che invece nulla può, dopo l’esordio vittorioso ma velenoso contro Haiti, nel successivo pareggio con l’Argentina, seguito dalla sconfitta contro la Polonia ben più pesante di quanto dica il 2-1 finale. Il gol azzurro, tra l’altro, lo firma proprio Capello, ma per superare l’Argentina al secondo posto sarebbe servito il pareggio.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA - Passata la delusione mondiale e vinto il terzo scudetto juventino, nel 1976 Capello è costretto a emigrare. Il giovane Trapattoni, appena sedutosi in panchina, gli preferisce la sostanza di Romeo Benetti e dunque si perfeziona lo scambio col Milan. In rossonero sarà titolare per altre due stagioni, vincendo al primo colpo la Coppa Italia in finale con l’Inter, ma nelle successive due giocherà solo spezzoni, vincendo dunque lo scudetto della stella solo da comprimario. È a quel punto che matura la decisione di ritirarsi, portata a compimento nel 1980. Mentre tutti gli prospettano un futuro da buon allenatore, lui se la prende comoda. Parte dalla primavera milanista, poi subentra in prima squadra nel 1987 per le ultime sette giornate, conquistando la Coppa UEFA, ma dopo si disimpegna bene come dirigente della polisportiva Mediolanum, agli ordini del presidente Berlusconi. Nel 1991 c’è da sostituire Sacchi e il presidente si ricorda di quanti dicevano che Capello sarebbe stato un ottimo tecnico. Ne nasce un ciclo leggendario, con tre scudetti consecutivi, dei quali il primo conquistato senza mai perdere una partita. Un altro arriva nel 1996, ma soprattutto c’è la Coppa dei Campioni, conquista europea tanto attesa dopo averne già persa una col Marsiglia. Un palmares che costringe il maestro Liedholm a correggersi. “Gli dissi che sarebbe diventato un bravo allenatore, ma mi sbagliavo, è diventato il migliore”. Lo confermerà anche lontano dal Milan. Due campionati spagnoli col Real in altrettante stagioni, disputate a distanza di dieci anni, lo storico terzo scudetto della Roma nel 2001 e poi altri due campionati con la Juventus, purtroppo per lui revocati dopo lo scandalo Calciopoli. Dopo la seconda avventura col Real dice basta alle squadre di club, firma per la F.A. e porta l’Inghilterra ai mondiali del 2010, cedendo però alla Germania negli ottavi di finale. Poi la Russia, un’avventura ancora tutta da vivere dopo averla riportata ai mondiali a dodici anni dall’ultima volta.

MONDIALI DISPUTATI: 3 (1974; 2010, 2014)

PARTITE DISPUTATE: 3

RETI SEGNATE: 1