Tanti auguri a... Eric Wynalda

Tanti auguri a... Eric Wynalda

© foto di Alberto Fornasari
 di Oreste Giannetta articolo letto 2141 volte

Cinquantesimo compleanno per Eric Boswell Wynalda, centravanti degli Stati Uniti degli anni Novanta, quelli usciti da un tunnel durato quasi mezzo secolo per riportare la passione del soccer negli States.

TAPPE BRUCIATE - A spingere verso il soccer il giovane Eric è il padre, olandese e allenatore di una squadra di ragazzini nella natia Westlake, in California. Al primo anno segna più gol lui da solo che tutte le altre squadre del torneo messe assieme, 58 gol in 16 partite, e non perderà l’abitudine nemmeno nella High School e poi a San Diego nel campionato universitario. Il debutto da professionista arriva coi San Diego Nomads ed è a quel punto che Rob Gansler, tecnico della nazionale che si è appena qualificata per i mondiali dopo 40 anni, lo prende in considerazione. Debutta nel febbraio del 1990 contro la Costa Rica e pochi mesi dopo vola in Italia per la prima Coppa del Mondo della sua carriera. La sua prima gara “mondiale” la gioca il giorno dopo aver compiuto 21 anni contro la Cecoslovacchia, ma non va bene come sognato, anzi. Gli americani vengono travolti per 5-1 mostrando di aver molta strada da fare e Wynalda si fa espellere a inizio ripresa sul 3-0. Un brutto colpo, che gli fa saltare la sfida contro gli azzurri. Tornerà in campo partendo dalla panchina nell’ultima gara, ininfluente, contro l’Austria.

TENTATIVO EUROPEO - Si rifarà l’anno dopo, vincendo il suo unico trofeo, la Gold Cup, nella quale va a segno contro il Guatemala e pur essendo titolare viene quasi sempre rimpiazzato in corso d’opera. Nel 1992 tenta poi l’avventura europea sbarcando in Germania e diventando il primo statunitense a giocare in Bundesliga. Lo ingaggia il Saarbrücken e l’impatto è buono. Otto gol nella prima metà di stagione, che però non bastano a salvare il club, e poi altri 14 l’anno dopo in seconda divisione, quando viene nominato miglior giocatore del campionato. L’anno è il 1994 e ci sono da giocare i mondiali in programma proprio negli Stati Uniti. Wynalda è carico, come tutta la squadra, e Milutinovic lo schiera titolare con l’obiettivo dichiarato di superare la prima fase. Nel caldo torrido del Silverdome di Detroit, primo stadio coperto a ospitare una gara di Coppa del Mondo, Wynalda scatena l’entusiasmo del pubblico pareggiando il vantaggio della Svizzera con una splendida punizione da oltre venti metri. Poi lascia il campo a mezzora dal termine, così come nella successiva vittoria sulla Colombia che vale gli ottavi. Gli States non andranno oltre, troppo forte il Brasile, in una gara che Wynalda inizierà dalla panchina, penalizzato da un modulo più difensivo, salvo entrare dopo l’espulsione di Leonardo che illude i padroni di casa, senza però riuscire a incidere.

RIENTRO E GOL STORICO - Dopo la sbornia mondiale Wynalda passa al Bochum, sempre in seconda divisione tedesca, ma un intervento all’ernia ne limita l’utilizzo e il rendimento. Nel 1996 arriva il momento di tornare in patria, richiamato dalla neonata Major League Soccer che per far appassionare il pubblico decide di distribuire gli eroi di USA 94 tra le varie squadre. A lui toccano i San José Clash, che disputano contro i D.C. United la gara inaugurale e la vincono di misura proprio con una sua (splendida) rete che quindi è la prima nella storia della MLS. A fine torneo sarà nominato calciatore dell’anno, anche se il titolo andrà proprio alla squadra di Washington. Da quel momento inizierà il rapido declino, colpa di parecchi infortuni che ne pregiudicano il rendimento, sia nel prestito messicano al León, sia nelle successive esperienze con Miami Fusion, New England Revolutions e Chicago Fire, coi quali si ritira nel 2001. Nel mezzo la partecipazione alla Copa América del 1995, chiusa al terzo posto e con due reti al Cile e una all’Argentina, e il terzo mondiale, primo americano a disputarne tanti insieme ai compagni Marcelo Balboa e Tab Ramos. Questa terza partecipazione ricalca quella del 1990, con tre sconfitte su altrettante partite. Lui è titolare nella prima, contro la Germania, poi salta la sentitissima sfida con l’Iran ed entra a gara in corso contro la Jugoslavia. Chiuderà con la nazionale nel 2000, come primatista in fatto di reti grazie alle sue 34 segnature, record che gli sarà tolto anni dopo da Landon Donovan. Dal 2010 ha intrapreso la carriera di tecnico, prima come assistente e solo da quest’anno in prima persona alla guida degli Atlanta Silverbacks nella North American Soccer League.

MONDIALI DISPUTATI: 3 (1990, 1994, 1998)

PARTITE DISPUTATE: 8

RETI SEGNATE: 1