Tanti auguri a... Emmanuel Sanon

Tanti auguri a... Emmanuel Sanon

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1374 volte

Nasceva 63 anni fa, ad Haiti, Emmanuel “Manno” Sanon, il più importante personaggio dello sport del piccolo Paese caraibico e tra i più ricordati a livello generale. Tutto grazie a un gol, ma non un gol qualsiasi.

VOLO MONDIALE - In quel 1973, quando si deve decidere il posto nordamericano per il successivo mondiale in programma nella Germania Ovest, la nazionale di Haiti non è, come si potrebbe pensare, una carneade senza arte né parte. Quattro anni prima ha sfiorato la qualificazione all’ultima edizione della Coppa Rimet, quella che in Messico laureerà campione il Brasile schiacciasassi di Pelé. Ha eliminato Guatemala e Trinidad, poi ha rifilato due sconfitte senza subire reti al colosso statunitense e infine ha ceduto soltanto ai supplementari della gara di spareggio, disputata in Giamaica, contro El Salvador. In quella nazionale sta per muovere i primi passi un ragazzo (ha 19 anni all’epoca) che sogna di far meglio dei suoi colleghi più anziani e di poter incrociare i tacchetti coi grandi campioni del calcio. Quando Emmanuel è stato convocato per la prima volta il padre, sconsolato, ha gettato la spugna. Ci aveva provato in tutti i modi a dissuadere il figlio dall’intraprendere una carriera che non poteva portarlo da nessuna parte, invece di studiare. Ad Haiti nemmeno i calciatori della nazionale diventavano ricchi e famosi. Si sbagliava e non poteva nemmeno immaginare quanto. Sanon arriva ai mondiali da giocatore del Don Bosco, la squadra della sua città, Pétionville, che grazie a lui ha vinto il campionato nazionale nel 1971 e che in suo onore, anni dopo, ritirerà la maglia numero 10. Le qualificazioni si disputano nel dicembre del 1973 in un girone unico che di fatto assegna anche il titolo continentale. Si disputa proprio ad Haiti, nello stadio intitolato a Sylvio Cator, saltatore in lungo allora personaggio sportivo numero uno, sull’isola. Sanon segna una doppietta alle Antille Olandesi, un gol a Trinidad & Tobago e la doppietta decisiva al Guatemala, il giorno prima che Trinidad batta il Messico e consegni ai padroni di casa la matematica certezza del titolo e del volo per la Germania.

DI CORSA NELLA STORIA - Ad attendere Haiti in terra tedesca ci sono l’Argentina, la Polonia e l’Italia. Si lucidano i pallottolieri, ma Sanon sa che se anche le sconfitte sono sicure a lui basta un piccolo spiraglio per entrare nella storia. Il debutto si gioca all’Olympiastadion di Monaco, proprio quello che ospiterà la finalissima. Di fronte gli azzurri vicecampioni del mondo, che vantano un attacco con Rivera, Mazzola, Riva, Chinaglia e Capello. Roba da stropicciarsi gli occhi e restare imbambolati a guardarli mentre ti sommergono di gol, tanto più che il portiere è Dino Zoff, che al quarto minuto supera i 1.100 minuti di imbattibilità in nazionale, record tuttora insuperato. Non gli hanno segnato il Brasile, la Germania, l’Inghilterra, battuta per la prima volta a Wembley pochi mesi prima. È arrivato secondo nella classifica dell’ultimo Pallone d’oro dietro all’immenso Johan Cruyff. Come si fa a pensare di arrivare da Haiti ed essere proprio tu a fargli gol? Solo un pazzo lo farebbe. La gara scorre via senza che l’Italia riesca a sbloccare il punteggio, grazie anche alle parate dello scatenato portiere haitiano Francillon, capace di rubare la scena al dirimpettaio, di fatto spettatore non pagante. Fino a inizio ripresa, quando gli azzurri si buttano in avanti decisi a porre fine a questa stasi. Peccato che scoprendosi diventino vulnerabili alla loro arma preferita, il contropiede. Intercettato un passaggio di Facchetti a Riva, Haiti riparte velocissimo passando dai piedi del regista Vorbe, che lancia in avanti. Sanon sembra in netto ritardo su Spinosi e invece con cinque falcate lo supera e sullo slancio si ritrova solo davanti a Zoff. A quel punto chiunque di noi calcerebbe a occhi chiusi sperando di superare il portiere in uscita, ma Sanon anche se gioca con Haiti non è uno sprovveduto. Ha la tecnica e la freddezza per mettere a sedere Zoff con una finta, di superarlo sulla sua destra e di depositare nella porta ormai sguarnita. Sanon e compagni, panchina compresa, esultano come nemmeno dopo un golden gol in una finale mondiale. Il record leggendario di Zoff è interrotto e a farlo cadere è il piccolo Sanon della piccola Haiti.

UNA CARRIERA DIGNITOSA - Di fatto il mondiale di Haiti termina con quel gol. L’Italia si riscuote e alla fine vincerà la partita per 3-1, ma tornerà poi a casa insieme a loro, eliminata al primo turno dalla Polonia, che ad Haiti segnerà sette volte, e dagli argentini, vittoriosi per 4-1, un gol in più che risulterà decisivo. Anche contro l’Albiceleste, però, il gol haitiano porta la firma di Sanon, con una gran botta da fuori di prima intenzione sulla respinta del portiere. Per vedersi offrire un contratto in Europa era comunque bastata la rete all’Italia. A fine torneo Sanon vola in Belgio e gioca nel Beerschot, grande decaduta che con lui vince la Coppa del Belgio nel 1979 contro il Bruges. Se ne andrà l’anno dopo, richiamato dai dollari della NASL, ricettacolo di vecchie glorie richiamate nel tentativo di far nascere la passione per il calcio negli Stati Uniti. Disputa qualche partita nei Miami Americans, in seconda divisione, per poi seguire l’allenatore ai San Diego Sockers, nei quali militerà, anche insieme a Hugo Sánchez, per tre anni fino all’infortunio che nel 1983 porrà fine alla sua carriera. La nazionale l’aveva salutata da eroe nel 1981, toccando le 100 presenze nelle quali aveva segnato 47 volte. Si stabilirà in Florida, con un breve intermezzo come C.T. della sua nazionale nel 2000, anno della prima partecipazione alla Gold Cup, chiusa al primo turno. Morirà nel 2008 per un cancro al pancreas, nel dolore di un intero Paese che gli tributerà funerali di stato.

MONDIALI DISPUTATI: 1 (1974)

PARTITE DISPUTATE: 3

RETI SEGNATE: 2