Tanti auguri a... Cobi Jones

Tanti auguri a... Cobi Jones

© foto di Alberto Fornasari
 di Oreste Giannetta articolo letto 2313 volte

44 anni per Cobi N’Gai Jones, primatista di presenze nella nazionale degli Stati Uniti. Con le sue caratteristiche treccine, uno dei giocatori statunitensi più famoso nella seconda metà degli anni Novanta.

VETRINA MONDIALE - Nato a Detroit, ma è in California che il giovane Cobi Jones inizia a dare i primi seri calci al pallone. Nella Westlake High School gioca insieme a Eric Wynalda, che poi ritroverà in nazionale, e si mette in mostra come centrocampista offensivo nella squadra dell’Università della California. Nel 1991 vince i giochi Panamericani riservati agli Under 23 e si guadagna la chiamata per le Olimpiadi di Barcellona nelle quali gli USA vengono eliminati dall’Italia di Albertini, Dino Baggio e Melli. Subito dopo arriva l’esordio in nazionale maggiore e il primo gol, nella King Fahd Cup, l’antenata dell’odierna Confederations Cup. Jones segna una rete nel 5-2 alla Costa d’Avorio che vale il terzo posto ai suoi. La squadra è nettamente cresciuta rispetto a quella insicura che aveva chiuso a zero punti Italia 90 e lo dimostra superando la prima fase nella Coppa del Mondo ospitata proprio negli States. Cobi parte sempre dalla panchina nelle partite del girone, Milutinovic ama sfruttarne l’adattabilità come centrocampista o attaccante a seconda delle evenienze, ma nell’ottavo di finale contro il Brasile lo schiera finalmente da titolare. Giocare davanti a 90000 spettatori e contro fuoriclasse come Romario e Bebeto è un sogno, Jones e compagni se la cavano bene e cedono soltanto di misura ai futuri campioni mettendosi in mostra in chiave mercato.

PROFETA IN PATRIA - L’Europa attrae molti della rosa americana, che in larga parte non erano ancora professionisti. Cobi Jones firma per il Coventry, allora in Premier League, ma le cose non vanno secondo le attese anche perché gli Sky Blues devono badare al sodo per non retrocedere. A fine stagione gli Stati Uniti sorprendono tutti in Copa América. Jones è titolare nel 3-0 all’Argentina che vale il primo posto nel girone, poi nel quarto di finale vinto ai rigori sul Messico e infine nella semifinale persa nuovamente di fronte al Brasile, che poi cederà il titolo all’Uruguay di Francescoli. I brasiliani restano affascinati dalle treccine di questo rapido attaccante ormai trasformatosi in esterno e a sorpresa arriva l’offerta del Vasco da Gama. Come dire di no alla possibilità di essere il primo statunitense in Brasile? Jones accetta, ma col Vasco andrà ancora peggio che in Inghilterra. Solo quattro presenze, con una rete, e a fine anno la decisione di tornare in patria visto che sta per iniziare la Major League Soccer, il campionato nazionale tanto atteso. Jones passa ai Los Angeles Galaxy, una delle squadre più forti, con la quale però vincerà solo dal 2000 in poi, nella fattispecie due titoli nazionale e una Champions League nordamericana, proprio nel 2000, battendo in finale gli honduregni dell’Olimpia anche con un suo gol.

RECORD A STELLE E STRISCE - Il sogno europeo svanito non vuol dire rinunciare alla nazionale. Nel febbraio del 1998 diventa il più giovane calciatore a raggiungere le 100 presenze in nazionale e pochi mesi dopo disputa il suo secondo mondiale. Stavolta è sempre titolare, ma per gli Stati Uniti è un deciso passo indietro visto che perdono tutte e tre le gare, compresa quella molto sentita contro l’Iran. L’arrivo in panchina di Bruce Arena sancisce la rinascita del calcio a stelle e strisce e Jones è ancora tra i protagonisti. Nel 1999 conquista un terzo posto in Confederations Cup, eliminando la Germania battuta 2-0 e cedendo poi al Messico in semifinale, prima di superare l’Arabia per il podio. Tre anni dopo è nuovamente tempo di Coppa del Mondo, quella che sarà la miglior prestazione nel dopoguerra per gli statunitensi. Jones torna al suo ruolo di subentrato di lusso. Salta il pareggio con la Corea, ma gioca tutto il secondo tempo nella decisiva vittoria sul Portogallo, grande favorito, per poi scendere in campo nello storico ottavo di finale sul Messico e infine nell’ultima mezzora contro la Germania, che vince con la rete di Ballack e va avanti verso la finale. Chiuderà con la nazionale nel 2004, raggiungendo 164 presenze, e col calcio giocato nel 2007, intraprendendo poi la carriera di allenatore in seconda agli ordini di Ruud Gullit, sempre nei Galaxy, prima di lasciare proprio al maestro Bruce Arena e accettare un incarico dai New York Cosmos, la storica franchigia rinata da poco e decisa a iscriversi in futuro nella MLS.

MONDIALI DISPUTATI: 3 (1994, 1998, 2002)

PARTITE DISPUTATE: 11

RETI SEGNATE: 0