Tanti auguri a... Aymoré Moreira

Tanti auguri a... Aymoré Moreira

© foto di Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1099 volte

102 anni fa nasceva Aymoré Moreira, nessuna presenza in Coppa del Mondo da giocatore, ma tecnico del Brasile campione nel 1962, quando riuscì a vincere anche senza Pelé.

PORTIERE DI BUON LIVELLO - Dopo gli inizi come ala, Moreira segue la sua vocazione e nonostante sia poco più alto di 170 centimetri diventa portiere con l’Esporte Clube, squadra ormai scomparsa, e poi nell’America di Rio de Janeiro. Le buone prestazioni nel Diabo gli valgono l’interesse del più quotato Palestra Italia, il futuro Palmeiras, col quale vince il titolo paulista nel 1934, conquistando anche la maglia della nazionale, vestita però solo quattro volte fino al 1940. In quell’anno è già al Botafogo, col quale giocherà per dieci anni, interrotti da una breve quanto sfortunata parentesi nella Fluminense.

IL MESTIERE PIÙ BELLO - Smessi i guantoni, inizia una carriera di allenatore girovago, guidando tra le altre Palmeiras, Santos e São Paulo. Nel mezzo è protagonista nel 1950 dell’inaugurazione del Maracanã, come selezionatore della rappresentativa paulista opposta a quella carioca. Undici anni dopo viene chiamato alla guida del Brasile al posto di Vicente Feola, il tecnico capace di portare finalmente i verdeoro in vetta al mondo. Si dice sia difficile ripetersi, ma se puoi contare su Pelé, Garrincha, Vavà, Didi, Zagallo, Nilton e Djalma Santos, tutto diventa più semplice. In Cile, però, deve fare a meno proprio del più importante, O’ Rey, infortunatosi nella seconda gara contro la Cecoslovacchia. Ha l’intuizione giusta, rimpiazzandolo con Amarildo, che segna tre reti e si guadagna il viaggio in Italia, dove lascerà buoni ricordi in un decennio di carriera tra i tifosi di Milan, Fiorentina e Roma.

VALIGIA SEMPRE PRONTA - Lascia da campione del mondo come Feola, che lo rimpiazza, ma dopo il fallimento del mondiale del 1966 torna in sella, per mettere le basi della squadra che vincerà la terza Coppa Rimet sotto la guida di Zagallo. Lui intanto prosegue il suo girovagare, aggiungendo alla collezione di big allenate Flamengo, Corinthians, Botafogo e Cruzeiro, e varcando l’Oceano per sedersi sulle panchine di Boavista, Porto e Panathinaikos. Abbandona il campo nel 1986, a oltre 70 anni, dopo un intervento chirurgico al cuore, ma non smette di occuparsi di calcio, collaborando come commentatore per giornali e radio da Salvador de Bahia, dove morirà nel 1998.

MONDIALI DISPUTATI: 1 (1962)

PARTITE DISPUTATE: 0

RETI SEGNATE: 0