Tanti auguri a... Amarildo

Tanti auguri a... Amarildo

 di Oreste Giannetta articolo letto 3378 volte

Sono 75 oggi gli anni di Amarildo Tavares da Silveira. Per tutti, e per sempre, il sostituto di Pelé nella Coppa de Mondo del 1962. Sostituto e poi rivale, perché a lui non starà mai bene quell’etichetta di vice.

DALLA PANCHINA AL MONDO - Vincere e basta. Con questo imperativo, nell’estate del 1962, il Brasile varca il confine col limitrofo Cile da campione del mondo, deciso a non cedere a nessuno la Coppa Rimet. E chi può togliergliela se la squadra è praticamente la stessa che quattro anni prima ha acceso l’entusiasmo dell’intero pianeta con le giocate dei suoi fuoriclasse? Ci sono i due Santos in difesa, davanti al portiere Gilmar, c’è Didi a centrocampo e l’intelligente Zagallo a sinistra. C’è Vavá, implacabile in avanti, servito sempre alla perfezione da Garrincha, che in questo torneo darà il meglio di sé. E poi ovviamente c’è lui, O’ Rey Pelé, il fulcro di tutto. In panchina ad ammirarli da posizione privilegiata c’è il giovane Amarildo, 23 anni, che nel Botafogo segna a raffica (grazie tante, a servirlo ci sono Garrincha, Didi e Zagallo, direte voi) ma che qua può solo aspettare il suo turno. Pelé da spettacolo nella prima gara col Messico, poi si infortuna con la Cecoslovacchia e la gara finisce in parità. Allarme rosso! Una sconfitta con la Spagna rischia di mandare a casa i verdeoro! Il tecnico Moreira a questo punto non può far altro che buttare nella mischia il ragazzo del Botafogo. L’assenza di Pelé è però dura da digerire e la Spagna ha Puskas e Gento, mica bruscolini. Spagnoli avanti alla mezzora e Brasile virtualmente fuori, tanto più che rischia il colpo del K.O. in più occasioni. A venti minuti dal termine, però, cross dalla sinistra di Zagallo e sulla palla piomba come un fulmine proprio lui, Amarildo, che pareggia e scaccia la paura. Poi ci pensa Garrincha, che sulla destra ubriaca di finte due avversari e crossa al centro. La testa che indirizza a rete il gol del sorpasso è ancora quella di Amarildo, da riserva a eroe nei giro di pochi minuti. Sciolti i lacci della paura il Brasile vola in finale battendo Inghilterra e Cile e lì ritrova la Cecoslovacchia, che non ci sta a fare da vittima sacrificale e va avanti per prima al quarto d’ora. Alla Seleçao era successo già in Svezia di andare sotto, ma stavolta non c’è Pelé e tutti si chiedono se il Brasile ce la farà ancora. Per la risposta basta attendere due minuti. Amarildo se ne va sulla sinistra e tira (o crossa, non si capirà mai), il portiere Schroif, autore fin lì di un torneo impeccabile, fa passare clamorosamente il pallone tra sé e il palo ed è 1-1. Nella ripresa Zito e Vavá consegneranno il titolo al Brasile dell’eroe meno atteso, il giovane Amarildo, che adesso però reclama più spazio.

ITALIA SECONDA PATRIA - Nel maggio del 1963 il Brasile vola in Italia per un’amichevole con gli azzurri. È la partita ricordata da tutti come quella nella quale Trapattoni annulla il grande Pelé. Amarildo, di nuovo in panchina, si rifiuterà di entrare durante la gara proprio al posto di O’ Rey, in non perfette condizioni fisiche. Lui si sente alla pari, non vuole più fare da rimpiazzo. Di fatto, però, segna la sua condanna, perché a parte qualche altra partita, la maglia amarilla non la vestirà più. Per consolarsi, poche settimane dopo riattraversa l’Atlantico e firma per il Milan. Un gran colpo per i rossoneri. Certo, Amarildo non è alla pari di Pelé, per quanto lui lo possa pensare, ma è comunque un attaccante dotato di una tecnica sopraffina e di un fisico col quale riesce a farsi rispettare nell’area avversaria. Nella prima stagione gioca ala sinistra, con Altafini centravanti, ma segna tanto quanto il connazionale, che l’anno dopo litiga con tutti e cade in disgrazia. Amarildo è promosso centravanti e continua a fare il suo dovere in zona gol, peccato che lo scudetto sfumi nel finale a favore dell’Inter. Seguono due anni neri, per lui e per il Milan. Arriva solo la Coppa Italia nel 1967, prima della decisione di cambiare aria.

LO SCUDETTO VIOLA - Va a Firenze, quindi è un bel cambiare. La Fiorentina sta costruendo una squadra eccellente sotto la guida in panchina di Bruno Pesaola. Il petisso accoglie giovani promesse e li amalgama con giocatori più esperti. Uno di questi è Amarildo, che gradualmente arretra il suo raggio di azione, fino a trasformarsi in un regista sopraffino. Alla seconda stagione centra il colpaccio, riportando lo scudetto a Firenze a tredici anni di distanza dalla prima volta. Gli eredi dei Medici stanno ancora aspettando qualcuno che li conduca al tris. Nel 1970, mentre il suo grande nemico Pelé conquista il terzo mondiale, lui passa alla Roma di Herrera, ma nonostante le sue buone prestazioni in due anni i giallo rossi non riescono a uscire dall’anonimato. Torna in Brasile, al Vasco da Gama, giusto per vincere un altro campionato e chiudere col calcio giocato a 35 anni, nel 1974. Proverà senza molta fortuna la carriera da allenatore giramondo. Nel suo curriculum il campionato con l’Espérance di Tunisi è la gioia maggiore. Poi esperienze in Arabia, come secondo di Lazaroni alla Fiorentina (cacciato perché si oppone a far giocare il figlio di un amico di Cecchi Gori) e a chiudere l’esonero dopo una sola partita, nel 2008, alla giuda dell’America di Rio de Janeiro. Poco male, nella storia un posticino per quel rimpiazzo diventato eroe ci sarà sempre.

MONDIALI DISPUTATI: 1 (1962)

PARTITE DISPUTATE: 4

RETI SEGNATE: 3