Storia e curiosità di Uruguay-Inghilterra

Storia e curiosità di Uruguay-Inghilterra

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1659 volte

Dieci precedenti tra Uruguay e Inghilterra, che stasera decidono chi delle due può ancora sperare nella qualificazione agli ottavi. Di questi dieci, due sono relativi proprio a gare di Coppa del Mondo e in quest’ambito la Celeste è ancora imbattuta.

Nel 1954 le due squadre si affrontano ai quarti di finale. Entrambe hanno vinto il loro girone, ma lo strano regolamento dell’epoca manda tutte le quattro vincitrici dalla stessa parte del tabellone, mentre dall’altra la Germania ha la strada spianata verso la finale. L’Uruguay campione in carica affronta dunque a Basilea l’Inghilterra, vogliosa di riscatto dopo la figuraccia di quattro anni prima quando fu eliminata a causa di una sconfitta contro i dilettanti statunitensi.

Uruguay subito avanti con Carlos Borges, che sei anni dopo con la maglia del Peñarol segnerà la prima rete nella neonata Copa Libertadores. Pareggio inglese con Lofthouse, bandiera del Bolton autore di una doppietta nella precedente gara contro il Belgio. A fine primo tempo il 37enne Obdulio Varela mette la firma in proprio, prima che Pepe Schiaffino allunghi a inizio ripresa. Inglesi al tappeto? Non ancora, perché al ventesimo accorcia Tom Finney, eroe del Preston North End che per qualcuno è stato fatto a suo tempo con lo stesso stampo usato più recentemente per Messi. Infine il poker uruguayano di Javier Ambrois, bomber del Nacional che stavolta chiude davvero i conti.

Ai Tre Leoni andrà meglio, ma non molto, nel 1966. Il mondiale è quello di casa nel quale poi trionferanno, ma come benvenuto l’Uruguay impone loro il pareggio a reti inviolate, un risultato che fa mugugnare tutto Wembley. I sudamericani resteranno comunque gli unici a non perdere contro i futuri campioni.

Solo due anni prima di quella Coppa del Mondo l’Inghilterra era riuscita a battere l’Uruguay per la prima volta, proprio a Wembley e grazie a una doppietta di Johnny Byrne, attaccante dalla lunga carriera spesa per lo più col Crystal Palace, ma da nessuna parte prolifico come in nazionale, dove segnò 8 reti in 11 gare. Byrne era soprannominato Budgie, pappagallino, per la sua abitudine a parlare continuamente, anche durante la gara. Rotto il ghiaccio, i bianchi riusciranno a vincere anche all’Estadio Centenario di Montevideo, tre anni dopo aver alzato al cielo la Coppa Rimet. Un 2-1 in rimonta con rete decisiva proprio di Geoff Hurst, l’eroe della finalissima, ma da allora hanno dovuto aspettare quasi 40 anni, fino al 2006, per potersi imporre di nuovo e stavolta ad Anfield Road. Ancora per 2-1 e ancora in rimonta, col gol partita di Joe Cole arrivato solo al terzo minuto di recupero.

Gli uruguayani invece faranno bene a studiarsi la vittoria a Wembley conquistata nel maggio del 1990, pochi giorni prima di volare in Italia per partecipare al mondiale nel quale gli inglesi arriveranno quarti e la Celeste terminerà agli ottavi la sua corsa, interrotta dalle reti di Totò Schillaci e Serena. In quel 22 maggio, come detto, il leader del Liverpool John Barnes pareggia il primo vantaggio ospite firmato da Ostolaza (anonima carriera tra Uruguay e Messico per lui), ma nulla può quando arriva il nuovo vantaggio firmato, incredibile ma vero, da José Perdomo, lentissimo centrocampista che aveva appena terminato la sua avventura italiana col Genoa, passata a imperitura memoria soprattutto perché Vujadin Boskov l’aveva inserito tra le sue frasi più famose, affermando che il proprio cane sapessa giocare meglio di Perdomo, appunto.