Storia e curiosità di Uruguay-Costa Rica

Storia e curiosità di Uruguay-Costa Rica

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1891 volte

Si conferma anche in questa edizione la tradizione che vuole la Costa Rica affrontare una squadra sudamericana in ogni sua partecipazione alla Coppa del Mondo. Finora tre sconfitte, due volte col Brasile e una con l’Ecuador nel 2006. Obiettivo conquistare almeno il primo punto, dunque, magari approfittando del fatto che due delle sue tre vittorie nelle fasi finali la Costa Rica le ha conquistate proprio nelle gare d’apertura, nel 1990 contro la Scozia con la rete di Cayasso e nel 2002 contro la morbida Cina, battuta 2-0 con le reti di Rónald Gómez e di Mauricio Wright.

Il problema, per i costaricani, è che contro la Celeste negli otto precedenti hanno finora raccolto due soli pareggi, a fronte di ben sei sconfitte. Il primo risale alla prima sfida ufficiale, nel girone iniziale della Copa América del 2001. Vantaggio costaricano con Paulo Wanchope e pareggio di Carlos Morales, attaccante dalla carriera anonima e al suo unico gol in nazionale. Le due squadre, per uno strano regolamento, si affronteranno poi ai quarti di finale e lì avrà la meglio l’Uruguay, rimontando il vantaggio del solito Wanchope con un calcio di rigore trasformato da Lemos (anche lui all’unico centro con la Celeste) e col gol decisivo in chiusura del giovane terzino Pablo Lima, che in Europa non andrà oltre una stagione in Grecia e che, curiosamente, anche lui non segnerà più in nazionale.

Altre due sfide ufficiali risalgono alle qualificazioni per il mondiale sudafricano del 2010, quando sono queste due formazioni a disputare lo spareggio interzona. Ha la meglio ancora una volta l’Uruguay che mette un bel mattone all’andata, vincendo in trasferta con la rete di Lugano sugli sviluppi di un corner. Il ritorno si risolverà in un botta e risposta nel finale con le reti del Loco Abreu e di Centeno. Se invece si va indietro nel tempo, alle sfide degli anni Novanta, per la Costa Rica non c’è nemmeno la piccola gioia di un pareggio.

Si parte con la sconfitta nel primo incontro, disputato nel febbraio del 1990 nell’ambito della Marlboro Cup, un torneo misto tra squadre nazionali e squadre di club andato in scena per una dozzina di edizioni a scadenza irregolare tra 1987 e appunto 1990. Allora, nella gara che decideva il titolo, l’Uruguay si impose per 2-0 con reti di William Castro (presente a Italia 90 anche se mai schierato da Tabárez) e di Sergio Martínez, poi prolifico attaccante nel Boca Juniors.

Saranno sconfitte anche nelle successive tre amichevoli. Nel 1991 decide Néstor Cedrés, compagno d’attacco di Crespo nel River Plate campione continentale nel 1996, l’anno dopo Austin Berry segna il primo gol per la Costa Rica, su rigore, ma soltanto dopo le reti uruguayane della meteora laziale Sanguinetti e di Adrián Paz, poi visto anche in Premier League con la maglia dell’Ipswich. Infine, nel 1999, uno spettacolare 5-4 con doppietta di Marcelo Otero, appena passato dal Vicenza al Siviglia, e coi sigilli di Fabian O’Neill, ricordato con affetto a Cagliari e un po’ meno da juventini e perugini, e Antonio Pacheco, una delle tante meteore interiste a cavallo del nuovo millennio.

Unico motivo di conforto per la Costa Rica, il fatto che l’Uruguay non inizia un mondiale con un successo dal 1970, quando batté Israele e poi arrivò fino alla semifinale. Da allora tre pareggi, compreso l’ultimo quattro anni fa con la Francia, e due sconfitte, contro l’Olanda di Cruyff nel 1974 e contro la Danimarca nel 2002. Quella costaricana, infine, sarà la seconda squadra centro-nordamericana affrontata nelle fasi finali dalla Celeste. Finora solo due precedenti contro il Messico con un pareggio senza reti nel 1966 e la vittoria di quattro anni fa firmata da Luis Suárez che comunque non impedì ai Tricolores di guadagnarsi gli ottavi.