Storia e curiosità di Germania-Algeria

Storia e curiosità di Germania-Algeria

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2956 volte

L’Algeria è l’avversario peggiore che potesse capitare alla Germania, dopo l’Italia, ovviamente. Esagerazione? Forse sì, ma guardando solo ai precedenti è questo che emerge. Su due confronti tra le due formazioni, infatti, sono arrivate due vittorie delle Volpi del deserto. L’ultima, per di più, con uno strascico di polemiche (non per la partita, ma per quello che ne è seguito) che di fatto ha interrotto le relazioni diplomatiche tra le due federazioni fino a oggi.

Il primo rendez-vous è del gennaio del 1964. L’Algeria ha poco più di un anno, sia come nazionale che come stato indipendente, eppure regola con un secco 2-0 la Germania Ovest, allora a metà strada tra quella campione a sorpresa nel 1954 e la dominatrice dei primi anni Settanta. Un periodo di transizione, gestito dal tecnico del Miracolo di Berna Sepp Herberger, che lascerà l’incarico proprio in quell’anno, ma che nei successivi due mondiali vedrà comunque i tedeschi arrivare rispettivamente secondi e terzi.

Sono molti i protagonisti di quelle squadre a prendere parte alla trasferta algerina, dal portiere Tilkowski, vincitore di una Coppa delle Coppe col Borussia Dortmund, alla bandiera dell’Amburgo Willi Schulz, leader difensivo. Dal suo collega di reparto Friedel Lutz all’attaccante Libuda, finendo con Wolfgang Overath, allora poco più che ventenne, ma che dieci anni dopo avrebbe preso il posto a centrocampo di Netzer, il grande nemico di Beckenbauer, durante il vittorioso mondiale.

Nulla possono, però, contro la voglia di rivalsa degli algerini, a segno con Mahi Khennane, ex nazionale dei Bleus e miglior giocatore del campionato francese nel 1961, e con Ahmed Oudjani, miglior cannoniere nella storia del Lens e padre di Chérif, che nel 1990 vincerà la Coppa d’Africa con Les Fennecs. Un’Algeria competitiva fin da subito, dunque, che non parteciperà ai mondiali solo perché le nazionali africane diserteranno le qualificazioni per l’edizione del 1966, chiedendo, e ottenendo a partire dal 1970, almeno un ingresso diretto per loro.

Il debutto viene rimandato al 1982, quando nella gara d’esordio di fronte c’è proprio la Germania Ovest campione d’Europa due anni prima. Nella ripresa i tedeschi subiscono i colpi del duo offensivo algerino, che mette in mostra una tecnica mai mostrata a questi livelli dalle rappresentative del Continente Nero. Apre il futuro Tacco di Allah Rabah Madjer, ribadendo in rete una respinta di Schumacher su incursione di Belloumi. Dieci minuti dopo c’è il pareggio di Rummenigge con un tocco sotto porta a deviare un cross rasoterra dalla sinistra di Magath, ma è un’illusione di breve durata, perché gli algerini battono il calcio di avvio e nel giro di poco più di venti secondi tornano in vantaggio senza far toccare palla ai tedeschi. Azione sulla sinistra di Salah Assad e cross per il tocco vincente di Lakhtar Belloumi, pallone d’oro africano in carica, il miglior giocatore algerino di sempre, che però rifiuterà per tutta la carriera di giocare in Europa. Il resto della gara sarà un assedio tedesco, troppo confuso per portare grossi pericoli alla porta dell’Algeria, che così potrà festeggiare la prima vittoria di un’africana in Coppa del Mondo.

Lo scandalo arriverà nove giorni dopo, sempre a Gijón, perché l’Algeria, sconfitta dall’Austria e poi nuovamente vittoriosa sul Cile, assisterà davanti alla TV (niente contemporaneità, a quei tempi) alla vittoria di misura dei tedeschi su una fin troppo arrendevole Austria, risultato che permetterà a entrambe di passare il turno per la differenza reti, a scapito dei nordafricani. Una partita che in Germania verrà ricordata come Der Schande von Gijón (La disgrazia di Gijón), mentre per gli algerini sarà considerata una nuova Anschluss, l’annessione a forza dell’Austria alla Germania nazista avvenuta negli anni Trenta.

Ci sarà di sicuro anche questo, oltre alla gioia per un passaggio del turno inatteso, nella mente degli algerini che scenderanno in campo stasera. A Löw e ai suoi giocatori il compito di evitare la vendetta e di riprendere il discorso con le vittorie contro squadre africane, interrotto pochi giorni fa nel girone in seguito allo spettacolare pareggio col Ghana. E per confermarsi tra le prime otto al mondo, cosa che ai tedeschi è sempre riuscita, quando hanno partecipato, salvo nel 1938, quando cedettero agli ottavi contro il verrou, il temibile catenaccio della Svizzera.