Storia e curiosità di Francia-Germania

Storia e curiosità di Francia-Germania

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2824 volte

A cento anni di distanza torna a surriscaldarsi il fronte occidentale, ma stavolta da conquistare non c’è la Marna, bensì la semifinale mondiale. Francia e Germania hanno una rivalità storica dovuta alla vicinanza geografica, ma nel calcio hanno avuto poche occasioni di incontrarsi. Le due più importanti negli anni Ottanta, quando i tedeschi diventarono l’incubo di Platini e dei suoi colleghi del Carré Magique.

Il primo scontro in Coppa del Mondo risale al 1958 però, quando la prima Francia veramente competitiva arriva fino alla semifinale, venendo battuta dal Brasile per poi giocarsi il terzo posto coi tedeschi, che da quelle parti sono e saranno sempre di casa. Sarà una gara spettacolare, vinta dai transalpini con un pirotecnico 6-3 nel quale le luci della ribalta vanno certamente a Just Fontaine, già certo del titolo di capocannoniere eppure autore di un poker di gol che lo portano alla quota irripetibile di 13 reti nelle 6 partite disputate. Nella Germania segna Rahn, l’eroe di Berna di quattro anni prima e il primo inseguitore di Fontaine tra i re dei bomber, che però si ferma a 6 centri venendo raggiunto da Pelé il giorno dopo.

I galletti tornano da combattimento negli anni Ottanta, vincono il Campionato Europeo nel 1984, ma prima e dopo falliscono due volte l’assalto al titolo mondiale che solo Zidane riuscirà a far suo nel decennio successivo. A Spagna 82 la Francia è ancora giovane, poco continua, ma regala spettacolo, tutto l’opposto dei tedeschi che invece vanno avanti di piccolo cabotaggio, con tanto di biscotto velenoso per l’Algeria cotto a puntino insieme all’Austria. Le due formazioni si scontrano in semifinale a Siviglia, mentre Paolo Rossi abbatte la Polonia, e mettono in scena una delle gare più spettacolari di sempre, in grado di rivaleggiare con Italia-Germania 4-3 dell’Azteca.

Il botta e risposta tra Littbarski e Platini, su rigore, che anima la prima mezzora di partita è solo l’antipasto di quanto avviene nei supplementari. Nella ripresa i francesi subiscono lo choc del brutto infortunio a Battiston, appena entrato e travolto dal portiere avversario Schumacher con un’uscita a palla di cannone che gli costa tre denti e un paio di giorni di coma. L’estremo difensore del Colonia non viene nemmeno ammonito, tra lo stupore generale che diventerà polemica quando in seguito la FIFA rifiuterà di squalificarlo.

Ai supplementari rompe l’equilibrio Marius Trésor, elegante difensore del Bordeaux considerato il precursore di Thuram, e all’ottavo minuto siamo già sul 3-1 dopo la botta vincente dal limite di Giresse. Sembra fatta per Les Coqs, che vedono il traguardo della loro prima finalissima a portata di mano, ma non hanno fatto i conti con l’indistruttibilità teutonica. Rummenigge, entrato da poco per le non perfette condizioni fisiche, accorcia le distanze già prima del cambio di campo e al terzo del secondo supplementare Fischer firma il 3-3 che manda tutti, per la prima volta ai mondiali, ai calci di rigore. E qui la Francia si suicida un’altra volta, perché dopo l’errore di Stielike, che sembra affondare i tedeschi, Six e Bossis si fanno parare i loro tiri da Schumacher permettendo a Hrubesch, che aveva deciso la finale europea di due anni prima a Roma, di prendersi nuovamente la ribalta portando i suoi in finale, dove Bearzot e i suoi ragazzi faranno giustizia.

Oltralpe si aspetta quattro anni per vendicarsi, anche se nel frattempo arriva il dolce “ripiego” del Campionato Europeo stravinto in patria. Quella di Messico 86 è una Francia più matura, meno brillante magari, ma capace di eliminare Italia e Brasile, mentre i tedeschi avevano la meglio su Marocco e Messico. Sarà forse per la fatica, ma di fatto i Bleus stavolta non sono mai in partita, subendo gol al nono minuto su una punizione di Brehme, col portiere Bats rivedibile nel suo intervento, per poi riuscire a tenere viva la gara fino all’ultimo, salvo prendere il gol del raddoppio in contropiede allo scadere, quando Völler se ne va via in solitaria, beffando l’estremo difensore transalpino con un pallonetto. Germania nuovamente in finale, dove sarà nuovamente sconfitta però. Probabilmente entrambe sono felici che questa non sia un’altra semifinale, in modo da evitare il “non c’è due senza tre”.

Da quel 1986 le due squadre si sono affrontate solo in amichevole, con la Francia capace di imporsi nelle ultime tre trasferte tedesche, l’ultima a Brema nel 2012 decisa dalle reti di Giroud e Malouda, prima dell’inutile timbro su rigore di Cacau. La Nationalmannschaft si è rifatta nel febbraio del 2013, interrompendo un digiuno di vittorie che durava dal 1987, quando ancora era soltanto la rappresentativa occidentale. La prima vittoria della Germania unita è arrivata a Saint-Denis con le reti di Thomas Müller e Sami Khedira, che nella ripresa hanno ribaltato il vantaggio firmato da Valbuena. Saranno tutti in campo oggi, come quasi tutti i protagonisti di quella sfida. L’occasione per la rivincita francese o per la conferma di una ritrovata supremazia tedesca.