Storia e curiosità di Brasile-Germania

Storia e curiosità di Brasile-Germania

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2688 volte

Sono le squadre più presenti di sempre in Coppa del Mondo. Il Brasile ha il primato delle partecipazioni, non avendo mai saltato un’edizione, la Germania ha quello delle partite giocate (104) essendo maestra nell’arrivare sempre in fondo, come dimostra il record appena raggiunto di quattro semifinali consecutive, cosa mai accaduta prima. Eppure, nonostante questo, solo una volta le due nazionali si sono affrontate in una fase finale.

Una sola, ma importantissima. Un dolcissimo ricordo per Felipão Scolari, che nel 2002 batté la Germania in finale a Yokohama, portando il suo Brasile sul tetto del mondo per la quinta volta. Ricordo dolcissimo anche per Ronaldo, protagonista assoluto di quella serata con la sua doppietta nel 2-0 finale, così come per tutti i suoi compagni di squadra, che lo aiutarono a cancellare l’amara finale di Saint-Denis di quattro anni prima, quando un Fenomeno ridotto quasi in stato larvale non lasciò tracce di sé nel trionfo della Francia di Zidane.

Quella finale di Yokohama è invece un brutto ricordo per la Germania, ma soprattutto per il suo portiere e leader di allora, Oliver Kahn. L’estremo difensore del Bayern Monaco, tra i migliori nel suo ruolo a cavallo del 2000 e campione d’Europa coi bavaresi appena l’anno prima, era fresco di nomina come miglior giocatore del torneo. Un premio meritato alla luce delle sue ottime prestazioni, visto l’unico gol preso nelle sei partite precedenti, l’innocuo 1-1 con l’Irlanda nel girone, e le sue parate decisive nei successi di misura contro Paraguay, Stati Uniti e Corea del Sud. Proprio in finale, però, commetterà l’errore più grave della sua carriera, respingendo male una conclusione dalla distanza di Rivaldo, permettendo così a Ronaldo il più facile dei tap-in per l’1-0.

Germania a caccia della rivincita dunque, una rivincita che sarebbe beffarda, arrivando proprio in Brasile, ma alla quale i tedeschi credono, come credono nella vittoria finale, visto che il fato ha tolto di mezzo le loro due bestie nere degli ultimi 8 anni. L’Italia, fatale nel 2006 e nel 2012, e la Spagna, che negò loro la vittoria nel 2008 e nel 2010. Una rivincita anche per le altre due gare ufficiali disputate, in Confederations Cup, che hanno visto sempre il Brasile vittorioso.

Nel 1999 in Messico, quando una Germania troppo brutta per essere vera (lo confermerà anche l’anno dopo all’Europeo) verrà schiacciata sotto un poker di gol dalla Seleçao, a segno col “tedesco” Zé Roberto (dodici stagioni in Bundesliga), con Ronaldinho su rigore e con una doppietta dell’ex meteora parmigiana Alex nel finale. Quel Brasile perderà poi in finale contro il Messico padrone di casa. Vincerà il trofeo, invece, sei anni dopo, proprio in Germania, dopo aver eliminato i padroni di casa in semifinale.

Una gara spettacolare, con un protagonista su tutti, Adriano. L’Imperatore apre il match con una punizione da distanza siderale, anche se c’è la complicità dell’inguardabile Lehmann, si procura il rigore, poi trasformato da Ronaldinho, dopo il momentaneo pareggio di Podolski, e dopo il 2-2 sempre dagli undici metri di Ballack firma la vittoria con un diagonale di sinistro al termine della solita incursione di potenza. Adriano superstar, come confermerà con la doppietta all’Argentina in finale, di un Brasile che si propone come grande favorito, ma che l’anno dopo deluderà uscendo ai quarti contro la Francia.

Le due nazionali si erano poi affrontate anche in una competizione “ufficiosa”, il Mundialito organizzato in Uruguay a cavallo tra 1980 e 1981. Torneo dove i tedeschi faranno da comparse, cedendo all’Argentina e poi ai verdeoro con un netto 4-1, in un girone a tre che curiosamente vedeva impegnate le vittime principali dell’Italia mundial dell’anno dopo.

Non va molto meglio in amichevole, per la Nationalmannschaft. Su 17 confronti, infatti, solo 4 volte è riuscita a prevalere e solo giocando in Germania. Certo, bisogna considerare che adesso viviamo un ribaltamento di ruoli e, soprattutto con l’assenza di Neymar, la maggiore cifra tecnica al momento la esprimono di sicuro i tedeschi. Al Brasile non resta che affidarsi alla storia e alla spinta del pubblico di casa. La Germania non ha mai vinto in Brasile, anche se per tre volte ha pareggiato. Tutte prima della riunificazione però.

La prima volta nel 1968 al Maracanã, nel giorno della grande sfida tra Pelé e Beckenbauer. A parte i due fuoriclasse, i big in campo però erano pochi, tanto che nel 2-2 finale brillò con una doppietta il brasiliano Edu, attaccante mai arrivato in Europa nonostante tre mondiali disputati, da comprimario, compreso quello vittorioso del 1970. L’ultima nel 1987 a Brasilia, un 1-1 raggiunto in extremis da Stefan Reuter, allora ancora al Norimberga, ma con un futuro da campione d’Europa al Borussia Dortmund dopo una parentesi breve e sfortunata con la Juventus.

Se vogliamo trovare un confronto con molti dei protagonisti di stasera in campo, invece, bisogna andare all’ultima sfida in assoluto, un’amichevole disputata a Stoccarda nell’agosto del 2011 e vinta per 3-2 dai tedeschi, che così riuscirono a interrompere un digiuno di vittorie durato quasi 20 anni.

Uomini di Löw quasi identici a quelli attuali, con almeno sei undicesimi titolari oggi, oltre a vari subentrati come Schurrle, autore del gol vittoria. Brasiliani, allora affidati ancora a Mano Menezes, con già Neymar protagonista e a segno, ma molto differenti nel resto del reparto d’attacco, affidato a Pato e Robinho.