Storia e curiosità di Argentina-Belgio

Storia e curiosità di Argentina-Belgio

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1785 volte

Dopo Francia-Germania, va in scena la seconda replica delle semifinali di Messico 86. È proprio da quel pomeriggio all’Azteca che le due squadre non incrociano i tacchetti, da quando Maradona replicò lo show del quarto di finale con l’Inghilterra mettendo a segno un’altra doppietta, magari meno iconica di quella agli inglesi, ma pur sempre decisiva per trascinare avanti ancora una volta la sua nazionale.

Avviene tutto nella ripresa, prima con un contropiede finalizzato dal Pibe, che si traveste da attaccante puro, infilandosi nelle maglie della difesa belga e sfruttando l’assist di Burruchaga per battere Pfaff in uscita con un delizioso tocco di esterno sinistro che manda la palla a infilarsi all’angolino. Dieci minuti dopo la gara è chiusa. Diego prende palla sulla trequarti centrale, salta quattro uomini solo a colpi di finte e infila in diagonale l’estroso portiere del Bayern Monaco, uno dei migliori del momento. Non ci fosse stata la gemma contro gli inglesi, probabilmente questo gol sarebbe ricordato maggiormente, ma di fatto è un altro atto di quell’One Man Show che è stata la seconda parte di quel torneo.

Quel successo, oltre a valere il ritorno in finale, era anche una vendetta per quanto accaduto quattro anni prima. Certo, l’Argentina si era vendicata in amichevole nel 1984 a Bruxelles, un 2-0 aperto da Marcelo Trobbiani, trequartista dell’Estudiantes con alle spalle una breve avventura spagnola e che del mondiale messicano giocherà soltanto l’ultimo minuto della finalissima. Il raddoppio lo firmerà Oscar Ruggeri, un futuro da meteora ad Ancona, ma campione continentale e intercontinentale col River Plate, oltre che erede di Passarella al centro della difesa albiceleste, dove disputerà tre mondiali.

Ma cosa era successo nel 1982? L’Argentina era planata in Spagna da detentrice della Coppa del Mondo e decisa a tenerla a casa propria, anche perché poteva contare su un giovane Maradona in più. Per la gara inaugurale l’avversario designato è il Belgio, assente da dodici anni, ma fresco di secondo posto al Campionato Europeo. È una squadra difficilissima da affrontare, quella allenata da Guy Thys. Il suo pressing furioso impedisce agli argentini di ragionare, mandandoli in tilt e sfruttando le disattenzioni difensive per colpire, a inizio ripresa, con Erwin Vandenbergh, centravanti appena passato all’Anderlecht col quale l’anno dopo vincerà la Coppa UEFA. Quel Belgio, nel pieno del suo periodo magico durato fino al mondiale successivo, si guadagnerà il primo posto, salvo poi cedere nella seconda fase all’esperienza e alla fisicità di Polonia e Unione Sovietica. L’Argentina, invece, pagherà il dualismo tra Maradona e Passarella, finendo stritolata nel girone della morte con Italia e Brasile.

Ora il Belgio, tornato finalmente grande dopo quei fantastici anni Ottanta, finisce per trovarsi di nuovo contro l’Argentina di un giocatore su tutti, il più limpido erede del Pibe de Oro. Occasione perfetta per la contro-rivincita, o per Messi di consacrarsi definitivamente.