Storia delle Nazionali - Russia

Storia delle Nazionali - Russia

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2400 volte

La storia della Russia come nazionale è breve perché, a differenza dei Paesi baltici, il calcio russo non aveva espresso una selezione prima della nascita dell’Unione Sovietica. Nella Russia zarista, però, il calcio era già diventato popolare sin dalla fine dell’Ottocento. Già nel 1896, infatti, nacque il primo club del quale si abbia notizia, il Sokolniki.

Il primo sodalizio ufficialmente riconosciuto, però, è del 1905. Si tratta del Sokolnicheskij Klub Sporta, formazione moscovita che due anni dopo darà vita al primo confronto di una lunga serie con una rappresentativa di San Pietroburgo, allora la capitale dell’impero russo. Non la capitale calcistica, però, perché Mosca ha il predominio fin da subito, tanto che è a Mosca che si disputa il primo campionato, con sole cinque squadre iscritte, e vinto dal Klub Sporta Orekhovo nel 1910.

C’è spazio pure per un confronto internazionale di una selezione moscovita contro una praghese, battuta per 1-0, ma ormai è tempo di Rivoluzione, di Prima Guerra Mondiale e dei soviet. Non c’è più spazio per una nazionale russa, ma solo per quella dell’Unione Sovietica, con la leggendaria scritta CCCP sul petto.

I russi, club e calciatori, la fanno comunque da padrone nel calcio sovietico che a livello di nazionale vincerà l’oro olimpico nel 1956 e la prima edizione del campionato europeo, nel 1960, raggiungendo altre tre finali e una semifinale. Meno successo ai mondiali, invece, col solo quarto posto del 1966 come acuto.

Le squadre di Mosca, Spartak, Dinamo e CDKA su tutte, dominano il campionato, tanto che per trovare il primo successo “esterno” dobbiamo andare al 1961 e al debutto della Dynamo Kiev, che nei decenni successivi prenderà lo scettro di regina fino a essere, alla dissoluzione dell’URSS, la formazione con più campionati vinti. In generale, però, i club russi faranno loro 33 dei 53 titoli sovietici in palio dal 1936 al 1991.

Il discorso è simile per quanto riguarda i calciatori. Il moscovita Lev Yashin su tutti, ovviamente, portiere leggendario della Dinamo Mosca, ma anche il suo erede Rinat Dasaev, i fratelli Starostin, entrambi terzini, il libero Shesternev, il regista difensivo Igor Netto, l’ala Valentin Ivanov, il centravanti Igor Chislenko. Tutta gente che tra gli anni Sessanta e gli Ottanta sarà spesso e volentieri un incubo per i suoi avversari.

La dissoluzione dell’Unione Sovietica porta alla nascita della nazionale Russa, subito dopo gli Europei del 1992 disputati ancora insieme alle ex “sorelle” come Comunità degli Stati Indipendenti. Il 16 agosto di quello stesso anno arriva il debutto, con un successo sul Messico, e subito dopo inizia la campagna di qualificazione a Usa 94. Il girone è agevole e, seppur con qualche battuta d’arresto come il pareggio in Islanda, alla fine è secondo posto alle spalle della sorprendente Grecia, quanto basta per strappare il biglietto verso gli Stati Uniti. Dove però la squadra si rivelerà non all’altezza del passato, cedendo nettamente a Brasile e Svezia, prima di prendersi una soddisfazione finale col Camerun, contro il quale il centravanti Oleg Salenko vivrà il suo momento d’oro in una carriera altrimenti anonima mettendo a segno cinque reti, record in una gara della fase finale dei mondiali.

Non va meglio nella prima partecipazione in un Europeo, quello del 1996, chiuso all’ultimo posto nel girone iniziale con un solo punto, contro la Repubblica Ceca, nella gara che contribuisce all’eliminazione dell’Italia di Sacchi, che proprio con una bella vittoria sui russi aveva iniziato un torneo che sembrava poter far sognare in grande.

Dopo questi primi approcci, la Russia vive un periodo negativo tornando protagonista solo dopo il 2000, ma sempre da comprimaria, con le precoci eliminazioni ai mondiali del 2002, battuta da Giappone e Belgio, e all’Euro 2004, nel quale almeno si toglie la soddisfazione di essere l’unica squadra a battere i futuri campioni della Grecia.

La svolta arriva inattesa l’anno dopo, e parte dai club, che grazie ai soldi messi in campo dai sempre più ricchi oligarchi russi cominciano a diventare competitivi in Europa. Il CSKA Mosca vince la Coppa Uefa del 2005 e lo Zenit San Pietroburgo lo imita tre anni dopo, in quello che è l’anno migliore del rinato calcio russo, con la nazionale che agli Europei di Austria e Svizzera arriva fino alla semifinale dopo aver eliminato ai quarti la favorita Olanda con una splendida prestazione. Si deve però arrendere alla Spagna, che già l’aveva battuta nel girone iniziale e che si prepara a instaurare la sua “dittatura” sul calcio internazionale.

L’autore di questo exploit, dalla panchina, è Guus Hiddink, tecnico olandese che riesce a trovare la quadra in un collettivo di talenti di difficile gestione, come dimostreranno gli anni seguenti. Su tutti brilla l’attaccante Andrei Arshavin, che poi tenterà la fortuna all’Arsenal. Con lui sbarcheranno in Premier League altre stelle della squadra, come l’esterno Yuri Zhirkov, al Chelsea, e l’attaccante Roman Pavlyuchenko, al Tottenham, tutti deludendo le attese.

Lo faranno anche a livello di nazionale, mancando la qualificazione ai successivi mondiali in programma in Sudafrica, sconfitti allo spareggio dalla Slovenia dopo aver ceduto il primo posto del girone all’insuperabile Germania. E, pur qualificandosi, nemmeno all’Euro 2012 le cose andranno molto meglio, vista l’eliminazione al primo turno in un girone sicuramente abbordabile, che vedeva testa di serie la Polonia padrona di casa, poi ultima ma capace di strapparle un pareggio, e formazioni alla portata come Repubblica Ceca, travolta per 4-1 all’esordio, e Grecia, che si imporrà per 1-0 nella sfida decisiva.

La brutta figura porta all’addio del tecnico Dick Advocaat e all’ingaggio, a suon di rubli, di Fabio Capello, che dopo l’Inghilterra prova a rilanciare un’altra nazionale problematica e lo fa centrando subito il ritorno ai mondiali, vincendo il girone di qualificazione davanti al Portogallo del temibile Cristiano Ronaldo.