Storia delle Nazionali - Nigeria

Storia delle Nazionali - Nigeria

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 di Oreste Giannetta articolo letto 2440 volte

Il Paese più popoloso del continente africano non ha certo problemi a trovare nuovi talenti, eppure è arrivato tardi sul palcoscenico iridato, debuttando in Coppa del Mondo solo nel 1994 nonostante abbia tentato di qualificarsi fin dal 1962.

Lo sviluppo del calcio in Nigeria segue passo passo il cammino verso l’indipendenza dai colonizzatori inglesi che nel dopoguerra iniziano a lasciare sempre maggiori libertà ai locali, fino alla completa indipendenza del 1961. Nel 1945 era nata la Nigeria Football Association, organo guida di un calcio che era sviluppato soprattutto nelle città portuali di Lagos e Port Harcourt, le cui squadre si sfidavano nella Governor’s Cup, trasformata poi in seguito all’indipendenza in Challenge Cup e infine nella coppa nazionale odierna.

Con l’indipendenza, negli anni Sessanta arriva anche l’affiliazione alla FIFA e il primo tentativo di qualificarsi per i mondiali con conseguente sconfitta contro il Ghana, poi eliminato a sua volta dal Marocco. Arrivano anche le prime partecipazioni alla Coppa d’Africa, ma anche qui bisognerà aspettare quasi due decenni per gioire.

La prima svolta si verifica a fine anni Settanta. Shooting Stars ed Enugu Rangers sono i primi club nigeriani a vincere dei trofei internazionali, per la precisione la Coppa delle Coppe, e pochi anni dopo arriva finalmente il primo successo in Coppa d’Africa, per la precisione nel 1980. Sfruttando il fattore campo, la Nigeria si impone nettamente con quattro vittorie e un pareggio, subendo un solo gol. Esemplare il netto 3-0 all’Algeria in finale, con doppietta di Segun Odegbami, di sicuro il più fulgido talento di quel periodo, purtroppo per lui in anticipo di almeno un decennio per poter tentare la fortuna in Europa.

A quel successo seguiranno tre finali perse fino al 1990 e altrettante delusioni “mondiali”, ma anche un evento che porta finalmente all’attenzione di tutti il potenziale del calcio africano in generale e nigeriano in particolare. Nel 1985 si disputa in Cina la prima edizione del mondiale Under 16, antenato dell’attuale Under 17, e la Nigeria trionfa battendo in finale la Germania Ovest per 2-0, aprendo i giochi con Jonathan Akpoborie, fantasista che proprio in Germania giocherà per tutta la sua carriera vestendo le maglie di Stoccarda e Wolfsburg tra le altre.

La seconda svolta del calcio nigeriano arriva nel 1990, l’anno dopo la finale del mondiale Under 20 perso contro il Portogallo di Paulo Sousa e Fernando Couto. L’avvento del professionismo, infatti, da al movimento tutto un altro spessore. Nel 1993 c’è il bis a livello di Under 17, con sei vittorie in altrettante gare di una squadra che ha in Nwankwo Kanu e Celestine Babayaro (addirittura quattordicenne) le stelle che poi vestiranno le maglie di prestigiosi club europei come Ajax, Inter, Arsenal e Chelsea. E proprio nel 1993, vincendo il girone davanti a Costa d’Avorio e Algeria, la Nigeria ottiene finalmente il pass per la sua prima Coppa del Mondo e per entrare ufficialmente nel suo periodo d’oro.

Prima dei mondiali, in primavera, c’è la Coppa d’Africa e la Nigeria prosegue il suo momento magico facendo suo il titolo per la seconda volta. Cominciano a mettersi in luce i giocatori che segneranno il decennio delle Super Aquile. Il capocannoniere Rashidi Yekini, che però in Europa avrà fortuna solo col Vitória Setúbal, Finidi George, già all’Ajax col quale vincerà la Champions League l’anno dopo, e Emmanuel Amuneke, che vestirà anche, senza molta fortuna, la maglia del Barcellona. Proprio Amuneke, con una doppietta, decide la finalissima contro lo Zambia, letteralmente risorto dopo un incidente aereo nel quale l’anno prima avevano perso la vita 18 nazionali.

A USA 94 la Nigeria parte col botto. 3-0 alla Bulgaria, alla quale segnano Yekini e Amuneke, ma anche Amokachi, punta che poi vestirà la maglia dell’Everton. Segue la sconfitta contro l’ultimo Maradona, fermato per doping dopo quella gara, e poi la facile vittoria sulla Grecia che vale il primo posto del girone e l’ottavo di finale contro l’Italia di Sacchi. O di Baggio, che a Foxborough tira a forza giù dall’aereo gli azzurri dopo che la rete di Amuneke sembrava condannarli all’eliminazione. Alla fine l’Italia arriverà in finale mentre la Nigeria tornerà a casa con molti rimpianti, ma con la consapevolezza di poter dire la sua nel palcoscenico mondiale.

Dopo questi due anni d’oro la Nigeria resta protagonista. Ad Atlanta nel 1996 vince l’oro olimpico battendo in semifinale il Brasile di Ronaldo e Roberto Carlos e in finale l’Argentina di Crespo e Claudio López. A Francia 98 supera ancora il primo turno, eliminando la Spagna di Raúl, battuta 3-2 all’esordio con gol decisivo di Sunday Oliseh, ex Reggiana che l’anno dopo cercherà senza fortuna di trovare spazio nella Juventus di Ancelotti. Vinto anche qui il girone, cederà a sorpresa agli ottavi contro la Danimarca, con amnesie difensive che confermano la fama di eterna incompiuta, sua e del calcio africano in generale.

Quello del 1998 è l’ultimo lampo di luce, a livello di Coppa del Mondo, visto che nel 2002 e nel 2010, pur qualificandosi, la Nigeria chiude mestamente ultima nel proprio girone e senza vittorie. Non va molto meglio in Coppa d’Africa, anche se spesso e volentieri riesce a raggiungere la semifinale e nel 2000 anche la finale, persa ai rigori contro il Camerun.

Il serbatoio sembra essersi esaurito, ma nel 2007 ecco il terzo acuto giovanile col tris al mondiale Under 17. Trascinatore della squadra che precede la Spagna di Bojan Krkić e la Germania di Toni Kroos è Macauley Chrisantus, che a differenza dei suoi colleghi non ha ancora trovato spazio in squadre di vertice e milita ora nel Las Palmas. È l’antipasto di una nuova messe di titoli, che si arricchisce tra 2013 e 2014, proprio 20 anni dopo il primo periodo magico.

Nell’autunno del 2013 negli Emirati Arabi, e quindi per la quarta volta su quattro in un Paese asiatico dopo Cina, Giappone e Corea del Sud, la Nigeria centra il nuovo titolo mondiale Under 17. Il vivaio sembra dunque inesauribile. L’ultimo gioiello è Kelechi Ihenanacho, già opzionato dal Manchester City, che vince il premio di miglior giocatore del torneo e segna un gol nel 3-0 rifilato in finale al Messico. Quasi in contemporanea arriva la qualificazione alla quinta fase finale di un mondiale, mentre nel gennaio successivo è tempo di festeggiare la terza Coppa d’Africa. Guidate a centrocampo da Obi Mikel e in attacco dal bomber del Fenerbahçe Emenike, le Aquile battono di misura il Burkina Faso in finale col gol di Sunday Mba, arrivato da pochi mesi in Europa per vestire la maglia del CA Bastia in Ligue 2.

Non sembra impossibile ripetere l’exploit di 20 anni fa. Nel girone c’è di nuovo l’Argentina, ma Bosnia e Iran potrebbero essere alla portata delle Aquile, se riusciranno a tornare Super.