Storia delle Nazionali - Giappone

Storia delle Nazionali - Giappone

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2414 volte

Dal kemari a Holly e Benji, il calcio in Giappone ha sempre vissuto nell’alveo dilettantistico e folkloristico. Almeno fino alla fine degli anni Ottanta, quando un americano decide di cambiare la storia.

Ma andiamo per ordine e partiamo da molto indietro nel tempo, addirittura prima dell’anno 1000, quando nelle isole dell’arcipelago i nobili giapponesi si dilettano a calciare una palla di pelle di cervo, senza toccarla con le mani e con l’unico obiettivo di non farla cadere in terra. Si chiama kemari, col calcio ha poco in comune, ma è sintomatico della passione dei nipponici per il gioco.

Il calcio vero e proprio, invece, lo importano naturalmente i marinai tedeschi che nel 1873 fondano le prime squadre locali. Il movimento resta dilettantistico, ma non tarda a raccogliere qualche risultato. Nel 1917 il Giappone si impone nei Giochi dell’Estremo Oriente e riceve un trofeo messo in palio dalla F.A. inglese, che purtroppo andrà perduto durante la Seconda Guerra Mondiale. Poco prima del conflitto, alle Olimpiadi di Berlino, il Giappone compie l’impresa di battere la Svezia al primo turno per 3-2. Ai quarti, però, si scontrerà con l’Italia futura campione che lo spedirà a casa con otto gol.

Dopo il conflitto e la terribile sconfitta, dal 1954 il Giappone inizia una lunga serie di tentativi per qualificarsi alla fase finale dei mondiali, quasi sempre frustrati dalla Corea del Sud, decisamente più avanti come organizzazione. Nemmeno la Coppa d’Asia regala soddisfazioni e allora non restano che le Olimpiadi. A livello dilettantistico, infatti, il Giappone riesce a farsi onore. Nel 1964, in casa, raggiunge i quarti di finale, mentre quattro anni dopo conquista addirittura la medaglia di bronzo, dopo aver eliminato nientemeno che il Brasile e la Francia, prima di cedere all’Ungheria e poi battere i padroni di casa messicani per salire sul podio.

I giapponesi, però, al calcio si appassionano. Lo dimostra il successo della serie a fumetti Captain Tsubasa, che in Italia farà epoca nella sua trasposizione televisiva. Holly e Benji diventano ambasciatori di un calcio giapponese che fatica a conquistare un posto al Sole, ma che negli anni Ottanta comincia finalmente a camminare più spedito. Soprattutto grazie a Tom Byer.

Ex calciatore di modesto livello, Byer al termine della carriera apre in Giappone una scuola calcio nella quale, per puro caso, finisce il figlio del presidente della Nestlé. Un colpo di fortuna, perché l’influente genitore apprezza il progetto e lo sponsorizza, creando filiali della scuola calcio in tutto il Paese e dando finalmente una possibilità di crescita ai giovani talenti in erba del Paese del Sol Levante.

La fioritura di giovani calciatori permette al movimento di crescere e se a questo aggiungiamo la nascita della J-League, con notevoli contributi economici dagli sponsor che permettono di ingaggiare stelle europee e, soprattutto, brasiliane, ecco spiegato perché dagli anni Novanta è tutto un altro Giappone.

Si parte nel 1992 con la vittoria della prima Coppa d’Asia, rete decisiva di Takagi in finale contro l’Arabia Saudita. Forse influisce il fattore campo, ma nel frattempo il Giappone ottiene l’organizzazione di una fase finale della Coppa del Mondo, insieme agli amici/nemici coreani, e compie lo step successivo qualificandosi per la prima volta ai mondiali nel 1998 dopo uno spettacolare spareggio con l’Iran vinto a due minuti dai calci di rigore con la rete di Okano, fantasista degli Urawa Red.

In Francia il debutto è decisamente da dimenticare. Tre partite e tre sconfitte, con una sola rete segnata. E se quelle di misura con Argentina e Croazia erano da mettere in conto, decisamente più dolorosa è quella contro la Giamaica, altra debuttante assoluta e sicuramente più alla portata, anche se le stelle di quel Giappone, Nakata e Ono, sono ancora giovanissimi e non hanno raggiunto il livello che li porterà a diventare protagonisti il primo in Italia e il secondo in Olanda e Germania.

Rotto il ghiaccio, comunque, tutto è pronto per il mondiale da organizzare in casa. I big hanno fatto esperienza, a loro si aggiunge Inamoto, che attira l’interesse addirittura dell’Arsenal, e finalmente si può festeggiare il primo punto, conquistato al debutto contro il Belgio, e i primi successi contro Russia e Tunisia che valgono gli ottavi di finale, dove purtroppo la Turchia si rivelerà più esperta, continuando il suo cammino verso la semifinale.

Poco male, il calcio giapponese è ormai cresciuto e da allora non mancherà più una fase finale, pur con alti e bassi. Nel frattempo conquista un bis in Coppa d’Asia, vincendo le edizioni del 2000 e del 2004, mentre ai mondiali del 2006 esce al primo turno con un solo punto, conquistato contro la Croazia, cedendo invece a Brasile e Australia.

Storia diversa quattro anni dopo, quando torna a superare la prima fase e lo fa per la prima volta lontano dai propri stadi, battendo ed eliminando Camerun e Danimarca e perdendo solo con l’Olanda. I protagonisti sono cambiati e adesso sono molti di più quelli che giocano in Europa. C’è Nakamura, appena rientrato da una lunga esperienza tra Italia e Scozia, e ci sono gli emergenti Honda, Morimoto, Nagatomo e Okazaki, tra gli altri, che chi prima e chi dopo troveranno posto in squadre di un certo livello. Il Giappone si fermerà soltanto ai calci di rigore contro il Paraguay, a un passo dallo storico traguardo dei quarti di finale.

Subito dopo inizierà il regno di Zaccheroni, arrivato a dare un’impronta ancora più europea ai Samurai, che ormai giocano per la maggior parte nel vecchio continente e soprattutto in Germania, scopertasi adatta al loro modo di intendere il calcio fatto di rapidità e resistenza. Per Zac è facile conquistare subito la Coppa d’Asia, la quarta, con la rete decisiva contro l’Australia di Tadanari Lee, poi protagonista di un’infruttuosa esperienza inglese. Ancor più facile è la qualificazione al quinto mondiale consecutivo. Anzi, i nipponici sono proprio i primi a staccare il biglietto per il Brasile, dopo il successo in Iraq al penultimo turno firmato da Okazaki.