Storia delle Nazionali - Francia

Storia delle Nazionali - Francia

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 di Oreste Giannetta articolo letto 2795 volte

L’orgoglio francese è messo a dura prova nel dover rendere merito agli odiati rivali inglesi, circa l’invenzione del calcio moderno, ma la Francia può rivendicare a sé e ai suoi uomini la creazione dei principali tornei internazionali. Un francese, l’allora presidente della FIFA Jules Rimet, è colui che pone le basi per la nascita del campionato del mondo e francese, l’orafo Abel Lafleur, è anche il creatore del trofeo, che dopo la guerra prenderà anche il nome del suo ideatore. Francese è anche Henri Delauney, che per primo avrà l’idea di un analogo torneo riservato solo alle nazionali europee, e francese è Gabriel Hanot, il direttore de L’Équipe che spingerà per la nascita della Coppa dei Campioni.

Tutti loro, però, devono la conoscenza del gioco del calcio a un gruppo di immigranti britannici che già nel 1863 si dilettava a Parigi al Bois de Boulogne in questa attività ludica che sorprese e appassionò immediatamente i cittadini della capitale. Saranno poi dei marinai inglesi, a Le Havre nel 1872, a far conoscere meglio il regolamento ai francesi, rendendo così possibile la nascita dell’attività ufficiale.

A cavallo dei due secoli il movimento calcistico non ha una propria federazione, ma viene gestito dalla Union des sociétés françaises de sports athlétiques, che nel 1904 è tra le fondatrici della FIFA e che quattro anni prima aveva messo su una rappresentativa del campionato francese per partecipare al primo torneo olimpico di calcio chiuso al secondo posto. Su tre partecipanti, in verità, dietro ai padroni di casa britannici e davanti alla squadra dell’Università di Bruxelles in rappresentanza del Belgio.

Questa rappresentativa scenderà in campo altre volte, nei successivi quattro anni, per poi lasciare il posto alla vera e propria nazionale francese che nel 1904, con la nascita della FIFA, esordisce nell’Évence Coppée Trophy contro il Belgio, pareggiando per 3-3. Con la successiva nascita della Fédération Française de Football, il calcio francese si affranca dal resto dell’attività sportiva del Paese e vede crescere importanza e diffusione, tanto che nel 1930, alla nascita del Campionato Mondiale per Nazioni, la Francia non può non essere tra le sole quattro squadre europee a intraprendere il viaggio in Uruguay. Proprio alla Francia tocca l’onore di dare il calcio d’inizio di una manifestazione destinata a diventare il più importante evento calcistico del pianeta. Lo fa contro il Messico, vincendo per 3-1 e segnando il primo gol “mondiale” con Lucien Laurent, ala del CA Paris, che poi sarà l’unico reduce di quella squadra a vedere la Francia campione del mondo, quasi settant’anni dopo.

La Francia verrà però eliminata subito da quel torneo, battuta da Cile e Argentina, così come poco dureranno le partecipazioni ai successivi due mondiali. In Italia cederà subito all’Austria, mentre in quello organizzato sui propri campi dovrà fare strada proprio agli azzurri di Pozzo, lanciati verso il loro bis. Poi arriveranno le ferite della guerra, dalle quali sarà difficile guarire. Dopo aver rinunciato a partecipare nel 1950, nel corso del decennio i transalpini ottengono i primi risultati di rilievo, grazie a una generazione di talenti che si mette in mostra soprattutto nello Stade Reims, finalista in due delle prime quattro edizioni della Coppa dei Campioni.

Con giocatori come il bomber Just Fontaine, Raymond Kopa, poi protagonista nel Real Madrid, Robert Jonquet e Maryan Wisnieski del Lens, la Francia nel 1958 si issa fino alla sua prima semifinale mondiale a suon di gol (15 in 4 partite). Pelé e il suo Brasile sono però ossi troppo duri da rodere e non resta che conquistare il terzo posto rifilando sei gol alla Germania Ovest campione in carica, con tripletta di Fontaine che arriva a 13 gol nel torneo, record tuttora insuperato.

La delusione del primo Europeo, disputato in casa e buttato via in semifinale contro la Jugoslavia dopo essere stati avanti per 4-2 a un quarto d’ora dal termine, mette fine al primo periodo d’oro dei Galletti. Completamente da dimenticare gli anni Sessanta e la prima metà del decennio successivo, periodo durante il quale la Francia prende parte a un solo mondiale, nel 1966, chiudendo con un solo punto. La qualificazione al torneo argentino del 1978 è vista dunque come l’alba di un nuovo periodo fortunato, anche grazie alla presenza in squadra di alcuni giovani di sicuro valore come i difensori Bossis e Battiston, la sgusciante ala del Saint-Étienne Rocheteau e un ricciolino che l’anno dopo diventerà suo compagno nei Verts, Michel Platini.

Squadra giovane che nulla può contro Argentina e Italia, ma che quattro anni dopo sbarca in Spagna con ambizioni ben più elevate, grazie anche all’aggiunta in squadra di Jean Tigana, che con Platini, Alain Giresse e Bernard Genghini andrà a formare il Quadrato Magico, destinato a fare le fortune della formazione allenata da Michel Hidalgo. L’impatto col mondiale, a dir la verità, non è ottimale, vista la sconfitta con l’Inghilterra e il pareggio con la Cecoslovacchia, ma per fortuna questi ultimi avevano pareggiato col Kuwait, facilmente battuto poi dalla Francia in una gara entrata nella storia per l’invasione di campo dello sceicco, deciso a far annullare una rete a suo dire irregolare segnata dagli avversari.

Passato il secondo turno senza colpo ferire, contro Austria e Irlanda del Nord, la Francia affronta la Germania Ovest in semifinale e va incontro a uno dei più clamorosi suicidi calcistici della storia, andando avanti per 3-1 ai supplementari e facendosi poi raggiungere, prima di cedere ai rigori con l’errore decisivo di Bossis per poi lasciare alla Polonia pure il terzo posto.

La delusione viene prontamente sfogata conquistando il titolo europeo due anni dopo, sui campi di casa, con cinque successi in altrettante gare e con Platini capocannoniere con 9 gol. Anno d’oro, quel 1984, visto che arriva anche l’oro olimpico a Los Angeles. Il canto del cigno di questi primi grandi del calcio transalpino arriva due anni dopo, quando nel mondiale messicano il loro cammino si interrompe nuovamente in semifinale, sempre contro i tedeschi che però stavolta non hanno bisogno dei supplementari, per poi ottenere il terzo posto sul Belgio.

Come negli anni Sessanta, anche la fine di questa avventura genera un periodo nero, con due mancate qualificazioni nonostante a livello di club il calcio francese sia in crescita, come dimostrano i successi dell’Olympique Marsiglia in Coppa dei Campioni e del Paris Saint-Germain in Coppa delle Coppe. C’è bisogno di un nuovo leader in panchina e di un nuovo fuoriclasse in campo, per uscirne fuori. Dopo la mancata qualificazione a USA 94 arriva il tecnico Aimé Jacquet, che nel decennio precedente ha vinto tre campionati col Bordeaux e poco altro. Jacquet deve fare i conti col declino di Éric Cantona, unico giocatore di rilievo degli anni precedenti, ma alla sua prima panchina fa esordire Zinedine Zidane, fantasista di 22 anni del Bordeaux.

Il primo esame, l’Euro 96, si conclude con l’ennesima eliminazione in semifinale, ai rigori contro la sorprendente Repubblica Ceca, ma la mente di tutti è già proiettata al 1998, quando la Francia tornerà a ospitare la Coppa del Mondo dopo 60 anni. Oltre a Zidane, ormai passato alla Juventus, Jacquet può contare su una serie di giocatori ormai da anni protagonisti nei maggiori campionati europei, come i difensori Blanc, Desailly, Thuram e Lizarazu, i centrocampisti Deschamps, Petit e Djorkaeff e col solo attacco che appare meno pronto, puntando sui giovani Thierry Henry e David Trezeguet, 7 presenze in due.

L’inizio, contro Sudafrica, Arabia Saudita e Danimarca, è morbido, ma l’espulsione di Zidane contro gli arabi scatena il dibattito sulle sue capacità di leadership, tanto più che la squadra fatica a regalare spettacolo anche nei turni successivi, pur superando Paraguay e Italia, prima di avere la meglio sulla Croazia in semifinale grazie alla serata magica di Thuram, a segno due volte. La prima finale mondiale della Francia, da disputare contro il Brasile di Ronaldo, è vissuta con apprensione. Ancora si aspetta il primo gol di Zizou e nonostante la difesa sia solida, l’avversario mette paura. L’avversario, però, finisce fuori gioco per un malore poco prima del match che fa del Fenomeno un fantasma in campo, rendendo tutto semplice per i francesi e permettendo a Zidane, con una doppietta nel primo tempo alla quale segue il sigillo finale di Petit, di conquistare quel posto da eroe che era destinato a essere suo già da quattro anni.

Il successo mondiale da l’avvio a una serie di trionfi come mai se ne erano visti a queste latitudini. Due anni dopo arriva la vittoria all’Europeo, dopo una pazzesca finale con l’Italia, vinta con un golden gol di Trezeguet dopo aver agguantato il pareggio all’ultimo tuffo con Wiltord. Tra 2001 e 2003 la Francia vince anche due Confederations Cup di seguito, la prima in finale col Giappone padrone di casa, con rete di Vieira, la seconda a Parigi superando il Camerun col gol di Henry, in un torneo oscurato dalla morte in campo, nella semifinale di tre giorni prima, del camerunense Marc-Vivien Foé.

Tra un successo e l’altro, però, c’è la brutta battuta d’arresto del mondiale asiatico, nel quale la Francia, che arriva da detentrice, esce malamente al primo turno e senza segnare nemmeno un gol, sconfitta da Senegal e Danimarca. Il ringiovanimento della rosa è graduale, nonostante l’evidente logorio dei big che nel 2004 si fanno beffare dalla Grecia ai quarti di finale dell’Europeo in Portogallo, per poi avere un ultimo colpo di coda al mondiale tedesco di due anni dopo, nel quale conquistano la finale superando avversari di spessore come Spagna, Brasile e Portogallo, prima di cedere ai calci di rigore all’Italia di Lippi, ancora col dente avvelenato dalla finale europea del 2000. È anche l’ultima apparizione di Zidane, che lascia purtroppo con una brutta espulsione per l’ormai leggendaria testata a Materazzi.

Come ormai tradizione nel calcio francese, la nuova generazione fatica a tornare competitiva ad altissimi livelli, pur non mancando a nessuna manifestazione. All’Euro 2008 è ancora l’Italia ad abbassare la paletta dello STOP, ma l’unico punto conquistato tra Romania e Olanda la dice lunga sul livello di una squadra che anche due anni dopo, in Sudafrica, lascia immediatamente il palcoscenico mondiale all’ultimo posto del girone, dietro a Uruguay, Messico e ai padroni di casa.

L’addio di Raymond Domenech, tecnico controverso e mai troppo amato, è lo spunto per una nuova rivoluzione affidata a Laurent Blanc, che porta i suoi all’Europeo del 2012 superando il primo turno dietro all’Inghilterra, ma cedendo ai quarti davanti alla Spagna, troppo forte. Blanc lascia il posto a Deschamps, che proprio con la Spagna deve vedersela, nel cammino verso Brasile 2014, cedendo il primo posto ma guadagnandosi il pass con una spettacolare rimonta sull’Ucraina allo spareggio.