Storia delle Nazionali - Costa d'Avorio

Storia delle Nazionali - Costa d'Avorio

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 di Oreste Giannetta articolo letto 2166 volte

Colonia francese fino al 1960, la Costa d’Avorio conosce dunque il calcio sotto l’influenza dei dominatori transalpini. Con la nascita dello stato indipendente e, immediatamente dopo, la fondazione della Fédération Ivoirienne de Football, il calcio ivoriano può finalmente camminare sulle proprie gambe. Nasce il campionato, presto dominato dall’ASEC Mimosas e dall’Africa Sports, e nasce la nazionale, che debutta il 13 aprile del 1960 con un successo per 3-2 sul Benin.

La prima squadra a conquistare un alloro internazionale è però la dominatrice dei primi anni, lo Stade d’Abidjan, che conquista la Coppa dei Campioni africana nel 1966, contro i maliani del Real Bamako. Riuscirà a imitarla solo l’ASEC Mimosas, ma dovrà aspettare il 1998. All’Africa Sports la soddisfazione di vincere due Coppe delle Coppe, nel 1992 e nel 1999, mentre in Coppa CAF trionferà solo la Stella Club d’Adjamé.

Nonostante questi buoni risultati a livello di club, però, la nazionale degli Elefanti fatica a mettersi in luce. Il primo tentativo “mondiale” arriva solo per l’edizione del 1974, fallito con una pesante sconfitta in Marocco al terzo turno. Non dissimili i successivi tentativi, terminati tutti ben prima di sentire profumo di fase finale. Sono anni opachi anche in Coppa d’Africa, dove invece negli anni Sessanta, nelle prime tre apparizioni, aveva conquistato due terzi e un quarto posto.

L’anno della prima svolta è il 1992, quando a gennaio si gioca la Coppa d’Africa in Senegal. Gli ivoriani vengono da una serie infinita di delusioni, con il terzo posto del 1986 come unico acuto. Partono quindi in seconda linea, dietro ai più attesi Camerun ed Egitto, protagonisti a Italia 90, e alla Nigeria che sta cominciando a mettere in luce i talenti che la illumineranno per tutto il decennio. Il debutto è un secco 3-0 all’Algeria, firmato da tre giocatori che giocano in Francia. Il più famoso è Youssouf Fofana, rincalzo d’attacco del Monaco nel quale resterà però per otto stagioni.

Il successivo pareggio a reti bianche col Congo garantisce alla Costa d’Avorio il passaggio ai quarti, dove incontra e batte lo Zambia, che l’anno dopo sarà decimato da un tragico incidente aereo. A portare gli Elefanti in semifinale è Donald Sié, qualche anno dopo tra i primi stranieri a sbarcare in Giappone. Di nuovo semifinale, dunque, e a contendere il posto valido per giocarsi il titolo è proprio il Camerun, rinnovato rispetto a Italia 90, ma con qualche protagonista ancora in campo come Kana-Biyik, Oman-Biyik, il portiere Bell e Makanaky. La gara si protrae fino ai calci di rigore e sono proprio gli ultimi tre, sì, anche Bell, a sbagliare i loro tiri e mandare in finale gli ivoriani.

La finale contro il Ghana è storica. Non per quanto avviene nei 120 minuti di gioco, cioè poco o nulla, ma per la serie di rigori che si protrae fino al dodicesimo turno di tiri. Significa che per la prima volta in un torneo internazionale tutti i giocatori in campo tirano almeno un rigore. E a sbagliare quello decisivo è il ghanese Baffoe, che aveva invece segnato il primo. La Costa d’Avorio vince così la sua prima, e a oggi unica, Coppa d’Africa e si guadagna il diritto a partecipare al prototipo della Confederations Cup, la King Fahd Cup, disputata nell’ottobre di quello stesso anno in Arabia Saudita e chiusa dagli africani con due sconfitte pesanti contro Argentina e Stati Uniti.

Sembra che tutto sia pronto per l’esordio mondiale e invece arriva la delusione più cocente. Nella strada verso USA 94 la Costa d’Avorio incrocia il cammino della Nigeria. La batte ad Abidjan con la rete decisiva di Ouattara e va a Lagos potendo contare su due risultati utili su tre a disposizione. Finisce 4-1 per i nigeriani, che poi sullo slancio faranno pure un ottimo mondiale.

Chiusi i conti con la prima generazione d’oro, gli Elefanti tornano nell’anonimato. Torneranno protagonisti solo dopo il 2000. Nel cammino verso Germania 2006 si giocano il posto nel girone con Camerun (sempre presente fin dal 1990) ed Egitto. Gli egiziani sono presto lasciati alle spalle col successo ad Alessandria per 2-1 firmato da Aruna Dindane, attaccante dell’Anderlecht, e dal suo collega di reparto e leader della squadra Didier Drogba, appena passato al Chelsea dopo essersi messo in luce nel Marsiglia. I suoi duelli con Eto’o, leader del Camerun, incendiano il girone, ma in entrambe le occasioni hanno la meglio i Leoni Indomabili, che dunque arrivano all’ultimo turno con la certezza di guadagnarsi la qualificazione battendo l’Egitto a Yaoundé. E invece entra in campo l’imponderabile, gli egiziani strappano un clamoroso pareggio e la Costa d’Avorio, che nel frattempo rifila un netto 3-1 al Sudan con doppietta di Dindane, si ritrova catapultata alla prima fase finale della sua storia.

Ci arriva dopo la delusione della finale di Coppa d’Africa persa ai calci di rigore proprio contro l’Egitto, una sorta di risarcimento, ma dopo aver eliminato il Camerun anche nel torneo continentale, uguagliando la serie di 24 rigori della finale del 1992.

La sorte, favorevole nelle qualificazioni, diventa avversa al momento del sorteggio. Gli Elefanti vengono inseriti in un girone infernale con Argentina, Olanda e Serbia & Montenegro. Il debutto contro i sudamericani è bagnato dal primo gol iridato, ovviamente di Drogba, ma è un gol inutile, perché prima erano arrivate le reti di Crespo e Saviola. La successiva sconfitta, col medesimo punteggio, contro l’Olanda mette fine ai sogni di ottavi di finale. Resta da salvare l’onore con un bel successo in rimonta sui serbi per 3-2 firmato dalla doppietta di Dindane e dal sigillo, su rigore, di Bonaventure Kalou, trequartista del Paris Saint-Germain.

Henri Michel, il tecnico francese che per primo ha portato gli ivoriani a un mondiale, lascia il posto al tedesco Uli Stielike, che poi sarà rimpiazzato prima da Gérard Gili e poi dal bosniaco Vahid Halihodžić, oggi sulla panchina dell’Algeria. Le cose cambiano poco, sia per quanto riguarda la leadership di Drogba in campo, sia per quanto riguarda i risultati. Al quarto posto nella Coppa d’Africa del 2008, con l’Egitto ancora muro insuperabile, segue una comoda qualificazione al secondo mondiale di fila, stavolta con cinque vittorie e un pareggio.

Ancora una volta, però, il destino ci mette lo zampino e la Costa d’Avorio finisce con due big come Brasile e Portogallo, oltre alla Corea del Nord. Stavolta riesce almeno a strappare un pareggio a reti bianche ai portoghesi, che però poi chiudono pareggiando a loro volta col Brasile, che aveva battuto gli ivoriani, rendendo inutile il successo di questi ultimi sui malcapitati nordcoreani con le reti di Yaya Touré, Romaric e Salomon Kalou, impegnati in squadre come Barcellona, Siviglia e Chelsea, per dire del livello raggiunto dagli Elefanti.

Elefanti che nel 2012, dopo l’ennesima finale di Coppa d’Africa persa, ancora ai rigori contro il sorprendente Zambia, si affidano al francese Sabri Lamouchi, al debutto come tecnico dopo una carriera che l’ha visto dividersi tra Ligue 1 (Auxerre, Monaco e Marsiglia) e Serie A (Parma, Inter e Genoa), prima di chiudere in Qatar. Lamouchi capisce che è saggio affidarsi alla vecchia guardia. Supera il girone sul Marocco, aggiungendo alla batteria offensiva il centravanti Wilfried Bony, oggi allo Swansea, e allo spareggio ha la meglio sul Senegal, battuto 3-1 ad Abidjan e costretto sull’1-1 a Dakar, con i soliti Kalou e Drogba a segno. E per una volta il sorteggio è favorevole. Niente big, ma Colombia, Grecia e Giappone, tutte alla portata degli ivoriani, molti dei quali all’ultima recita mondiale vista l’età avanzata.