Storia delle Nazionali - Corea del Sud

Storia delle Nazionali - Corea del Sud

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 2456 volte

Il calcio sbarca in Corea del Sud con la guerra. Siamo a fine Ottocento, nel 1882 per la precisione, quando una nave da guerra inglese approda nel porto di Incheon. Sono gli anni del conflitto che vede coinvolte Russia, Cina e Giappone e che alla fine costringe la penisola coreana a diventare una colonia giapponese. Grazie ai marinai inglesi, però, i coreani hanno nel frattempo imparato a calciare un pallone.

Le prime squadre fondate in Corea vengono iscritte al campionato del Giappone, almeno fino al 1921, quando i dominatori concedono la creazione di un campionato locale e la nascita della federazione calcistica coreana. Altri 20 anni all’ombra del Sol Levante e nel 1948, dopo l’indipendenza conquistata a seguito della Seconda Guerra Mondiale, vede finalmente la luce anche la nazionale della Corea del Sud.

Il battesimo arriva sotto gli occhi del mondo intero, visto che si gioca a Londra durante le Olimpiadi di quello stesso anno. Ed è un battesimo fortunato, un bel successo per 5-2 contro il Messico, nel quale brilla con una doppietta Chung Kook-Chin, che poi sarà anche C.T. qualche anno dopo. A portare tutti coi piedi per terra ci pensa la Svezia, che al turno successivo di gol ne fa addirittura dodici. Ma d’altronde Gren, Nordahl e Liedholm non possono certo essere fermati dai volenterosi coreani.

Anche coi mondiali l’esordio è fortunato. Per volare in Svizzera al primo tentativo, nel 1954, l’unico ostacolo è proprio il Giappone e il 5-1 dell’andata la dice tutta sulla voglia di rivalsa contro gli antichi colonizzatori. Nella fase finale arriveranno poi sedici gol subiti, senza farne nemmeno uno, dalla grande Ungheria e dalla Turchia, ma l’importante era esserci.

Per tornare protagonista nel torneo iridato la Corea del Sud dovrà aspettare 30 anni, ma nel frattempo si toglie la soddisfazione di vincere le prime due edizioni della Coppa d’Asia. Nel 1956, a Hong Kong, si impone nel girone finale davanti a Israele, allora ancora iscritto alla confederazione asiatica, con due vittorie e l’unico pareggio contro i padroni di casa. Quattro anni dopo, sui propri campi, c’è ancora meno storia. Tre vittorie su tre e sempre gli israeliani ad accontentarsi della medaglia d’argento. Sugli scudi il centravanti Cho Yoon-Ok, capocannoniere del torneo. Nella gara decisiva, però, si rischia la tragedia quando una massa di sostenitori rimasti fuori dallo stadio forza le entrate e si riversa all’interno, costringendo il primo ministro a lasciare precipitosamente l’impianto per non correre rischi.

Basta questo a chiarire con quanto entusiasmo il calcio sia seguito nel Paese. I successivi due decenni regalano però ben poche soddisfazioni. In Coppa d’Asia i piazzamenti migliori sono due finali perse contro Iran e Kuwait, nel 1972 e nel 1980, mentre nelle qualificazioni per i mondiali, da quelle del 1970 in poi, fioccano le delusioni. Gli anni Ottanta sono però quelli della rinascita e della conquista di un posto al sole ormai consolidato.

Decisiva la nascita, nel 1983, della Super League, con squadre che sfruttano le sponsorizzazioni delle maggiori aziende del Paese (Daewoo e Hyundai su tutte) per trattenere in patria i calciatori migliori e dare al movimento un profilo maggiormente professionistico. La semifinale al mondiale Under 20 del 1983 è un primo segnale, ma per l’urlo di gioia vero e proprio bisogna aspettare altri due anni, il 3 novembre 1985.

Dopo aver superato agevolmente la prima fase e la semifinale con l’Indonesia, la Corea del Sud si gioca l’accesso al mondiale messicano ancora una volta contro il Giappone. E ancora una volta ha la meglio, imponendosi per 2-1 a Tokyo, per poi replicare a Seul col gol partita di Huh Jung-Moo, centrocampista con tre stagioni disputate nel PSV Eindhoven. Sì, perché i coreani erano già da qualche anno protagonisti in Europa, a cominciare da Cha Bum-Kum, capace di vincere due volte la Coppa UEFA con Eintracht Francoforte e Bayer Leverkusen.

In Messico le Tigri sono inserite in un girone terribile, che vede il campioni in carica dell’Italia, l’Argentina futura vincitrice e la Bulgaria. Conquisteranno un solo punto, proprio contro i bulgari grazie alla rete di Kim Jong-Boo, ma pur perdendo andranno a segno anche contro le due big del girone. Spettacolare soprattutto la sfida con gli azzurri, che evitano il pareggio solo grazie a un autogol.

La Corea del Sud non mollerà più il suo posto ai mondiali, ma nel proprio continente non riesce a prevalere. L’ennesimo secondo posto arriva nel 1988 in Qatar, con la sconfitta ai rigori nella finale contro l’Arabia Saudita, altra forza emergente del calcio asiatico. Da allora in poi, solo tre terzi posti e nulla più.

Ai mondiali invece c’è sempre, ma ci vuole un po’ prima di uscire dall’anonimato dei figuranti. A Italia 90 chiude con tre sconfitte, riuscendo a segnare un solo gol, alla Spagna, senza mai impensierire né Belgio, né Uruguay. Nel 1994 va un po’ meglio. Strappa un prezioso 2-2 alla Spagna, recuperando due gol negli ultimi cinque minuti. Non riesce però a superare la morbida Bolivia e, stante la sconfitta con la Germania che comunque si vede recuperare due dei tre gol di vantaggio, finisce tra le due peggiori terze classificate insieme alla Russia e torna a casa.

Il passo indietro del 1998, con un pesantissimo 0-5 dall’Olanda e l’unico punto agguantato all’ultimo contro il Belgio grazie a Yoo Sang-Chul, fa temere una figuraccia in vista dei mondiali del 2002, che proprio la Corea del Sud riesce a organizzare in coppia col Giappone, ormai non più nemico, ma partner commerciale e non solo.

L’obiettivo è superare il primo turno e il sorteggio benevolo fa ben sperare, visto l’abbinamento con Stati Uniti e Polonia, oltre al favorito Portogallo. La data storica è quella dell’esordio, il 4 giugno, perché le reti di Hwang Sun-Hong e di Yoo Sang-Chul freddano i polacchi e regalano ai coreani la prima storica vittoria in una fase finale. Il successivo pareggio contro gli Stati Uniti, grazie all’attaccante del Perugia Ahn Jung-Hwan, permette di giocarsi la qualificazione contro il deludente Portogallo con due risultati su tre a disposizione. E a Incheon arriva addirittura la vittoria, con la rete di Park Ji-Sung, sicuramente il giocatore coreano più famoso dell’ultimo decennio.

Se fino a quel momento il cammino dei coreani è stato limpido, dagli ottavi iniziano ad avanzare a colpi di polemiche arbitrali, oltre che di vittime eccellenti. Prima superano l’Italia di Trapattoni, con la rete decisiva ai supplementari sempre di Ahn, che per questo motivo sarà cacciato dal Perugia per ordine di Gaucci, e con la complicità dell’arbitro ecuadoriano Byron Moreno. Poi la Spagna, sconfitta ai rigori dopo lo 0-0 del campo e le polemiche iberiche per un paio di gol annullati molto dubbi.

In semifinale la Germania risulterà troppo forte e alla fine sfumerà anche il podio per colpa della Turchia, nella finale di consolazione. Poco male, ormai la Corea del Sud è nella storia come prima squadra asiatica a raggiungere le semifinali e da quel momento viene vista con maggiore rispetto.

Nel 2006 va vicina a eliminare la Francia al primo turno, salvo crollare contro la Svizzera e lasciare campo libero a Zidane e compagni, che poi arriveranno fino alla finalissima. Nel 2010, infine, torna a superare il primo turno, per la prima volta lontano dai propri campi. Lo fa battendo la Grecia con le reti di Lee Jung –Soo e del solito Park Ji-Sung, a segno nel terzo mondiale di seguito, per poi ottenere il punto decisivo con la Nigeria dopo la brutta sconfitta con l’Argentina, comodamente prima. Agli ottavi l’Uruguay si rivelerà troppo forte, stoppandone la corsa con una doppietta di Suárez. Ma un altro passo verso una maggiore competitività è stato compiuto.

Le qualificazioni per il mondiale del 2014 sono però meno brillanti del previsto. Con quattro posti a disposizione dovrebbero essere una formalità. Eppure i coreani strappano il biglietto solo grazie a un autogol che mette definitivamente fuori causa l’Uzbekistan, prima di concedere all’Iran tre punti che mandano i persiani al primo posto del girone.