Storia della Nazionale italiana - ultima parte

Storia della Nazionale italiana - ultima parte

© foto di Luigi Gasia
 di Oreste Giannetta articolo letto 2075 volte

VECIO MUNDIAL - Salito in cabina di comando, Bearzot punta deciso sul blocco juventino, sfruttando la rinascita dei bianconeri sotto la gestione Trapattoni. Nei mondiali argentini del 1978 l’Italia è la maggiore sorpresa del torneo. Batte i padroni di casa nel primo turno con un gol di Bettega, rubando loro il primo posto, ma poi è costretta a cedere il primato nel girone della seconda fase all’Olanda, che si impone in rimonta nello scontro diretto con qualche responsabilità di Zoff. Alla fine è quarto posto, un buon viatico in vista dell’Europeo del 1980 da disputare in casa. Per il calcio italiano, però, sono anni terribili. Pochi mesi prima della manifestazione scoppia lo scandalo delle scommesse e la disaffezione del pubblico porta a stadi vuoti e a una nazionale poco amata che nulla fa per far cambiare idea ai tifosi, vista la prestazione deludente dal punto di vista del gioco. È il punto più basso nella curva dell’affetto degli italiani per la loro nazionale e ai mondiali spagnoli di due anni dopo la situazione precipita dopo una prima fase passata con tre pareggi. Bearzot rinserra le file, impone il silenzio stampa e cementa il gruppo, isolandolo dalle polemiche che infuriano su televisione e giornali. Nel gironcino a tre della seconda fase scocca la scintilla. Battuta l’Argentina di Maradona, tocca al Brasile strafavorito per la vittoria del torneo. Qui si scatena Paolo Rossi, chiamato contro tutto e tutti dopo la squalifica per le scommesse che l’ha tenuto lontano dai campi per oltre un anno e fin lì apatica controfigura di quello visto in passato. Tripletta al Brasile e doppietta alla Polonia in semifinale. Dodici anni dopo è di nuovo finalissima, contro la Germania Ovest e stavolta da favoriti. Gli azzurri, che ormai hanno ridestato completamente l’entusiasmo nella penisola, confermano il pronostico travolgendo i tedeschi e regalando icone alla storia del calcio italiano. L’urlo di Tardelli, i pugni al cielo di Altobelli, il presidente Pertini entusiasta in tribuna, le mani di Zoff che alzano la Coppa del Mondo tornata italiana dopo 44 anni. Passata la sbornia “mundial”, Bearzot, così come Valcareggi, non riesce a fare a meno dei suoi logori guerrieri e chiude con la delusione del mondiale del 1986, terminato agli ottavi di finale contro la Francia di Platini, senza riuscire a regalare un guizzo di vitalità. Il Vecio capisce che è tempo di farsi da parte e lascia la panchina al suo omologo dell’Under 21, Azeglio Vicini.

L’INCUBO DAL DISCHETTO - Vicini opera una nuova mini rivoluzione, attingendo a piene mani dalla sua Under. C’è da preparare i mondiali del 1990 in programma proprio in Italia, un’occasione da non perdere. All’Euro 88 ci si ferma in semifinale contro l’URSS, peccando d’inesperienza, ma a Italia 90 arriva il momento delle Notti Magiche che fanno sognare tutta Italia. Trascinati dai gol di Schillaci, un carneade che solo l’anno prima ha conosciuto la Serie A passando dal Messina alla Juventus, e da una difesa impenetrabile, gli azzurri arrivano alla semifinale contro l’Argentina di Maradona senza subire reti. Qui il destino ci mette lo zampino, perché la gara è in programma proprio a Napoli e il Pibe de Oro riesce a far sì che il pubblico non sia trascinante come nelle partite precedenti disputate a Roma. Eppure l’ennesimo gol di Schillaci sembra mettere le cose nella giusta direzione. A metà ripresa, però, l’atalantino Caniggia riesce a trovare il pertugio giusto approfittando dell’unico errore di Zenga in tutto il torneo e mandando tutti ai supplementari e da lì ai calci di rigore. Qui il destino ha le fattezze del portiere Sergio Goycochea, dalla carriera piuttosto anonima, ma temibile dal dischetto e capace di neutralizzare le conclusioni di Donadoni e Serena, spegnendo la luce. Si chiude al terzo posto tra mille rimpianti per un mondiale che sembrava davvero alla portata. In più inizia una maledizione dal dischetto che durerà dieci anni precisi.

A USA 94, sotto la guida di Arrigo Sacchi, l’Italia si issa fino alla finalissima contro il Brasile, trascinata da un Roberto Baggio sfavillante nelle gare a eliminazione diretta, ma acciaccato. A Los Angeles va in scena forse la più brutta finale della storia, insieme a quella di quattro anni prima. Non arriva nemmeno un gol e si decide tutto ai calci di rigore. Sono gli errori di Baresi, Massaro e proprio Baggio, stavolta, a condannare gli azzurri che si fermano a undici metri dal traguardo più importante. Sarà così anche nel 1998, ai quarti contro la Francia padrona di casa e poi vincitrice del torneo, stavolta con errore decisivo del romanista Di Biagio, e sempre un errore dal dischetto, stavolta di Zola durante la partita, condanna l’Italia all’eliminazione al primo turno dell’Europeo nel 1996.

CIELO AZZURRO SOPRA BERLINO - Nel 2000, con la guida di Zoff, l’Italia centra una nuova finale e stavolta alla lotteria dei rigori nella semifinale contro l’Olanda sono gli azzurri a pescare il biglietto vincente. Evidentemente troppa fortuna provoca uno scompenso e in finale la Francia ha la meglio in maniera beffarda, pareggiando allo scadere la rete di Delvecchio e conquistando la vittoria col golden gol di Trezeguet. La delusione è tantissima e la rabbia anche. Ci vorranno sei anni per la vendetta, che però sarà clamorosa. Nel mezzo c’è la gestione Trapattoni, partita con tante speranze, ma che porta pochi frutti. Ai mondiali del 2002 e all’Europeo del 2004 l’Italia gioca male ed esce di scena velocemente, anche se in Corea del Sud c’è la complicità dell’arbitraggio casalingo contro i padroni di casa.

Nel 2004, dunque, arriva in panchina Marcello Lippi, che con la Juventus ha vinto tutto, ma che dal resto d’Italia non è visto con simpatia, volendo usare un eufemismo. L’Italia è comunque una formazione esperta e solida, che arriva ai mondiali magari non come favorita principale, ma di certo tra quelle che possono puntare in alto. La prima fase è superata senza troppi problemi, e questo è già un evento. L’ottavo contro l’Australia è complicato dall’ingiusta espulsione di Materazzi, prima che Totti lo decida in extremis con un calcio di rigore. Superata di slancio l’Ucraina, in semifinale si va a Dortmund contro la Germania padrona di casa e grande favorita. Nell’ambiente più ostile possibile, gli azzurri sfoderano la loro più bella prestazione da tantissimo tempo, imponendosi ai supplementari e ammutolendo lo stadio. In finale li aspetta la Francia, un’occasione d’oro per la vendetta che dal 2000 ha avuto modo di raffreddarsi a punto giusto. A Zidane, su rigore, risponde Materazzi. I due sono protagonisti dell’episodio che porta all’espulsione del francese, a fine carriera, e poi nulla cambia fino ai calci di rigore, ancora loro. Stavolta però i tiratori italiani sono impeccabili, mentre a sbagliare è proprio Trezeguet, un segno del destino. A Fabio Grosso, carneade già diventato eroe con la Germania, il compito di mettere il sigillo sul quarto titolo mondiale per l’Italia.

Dopo l’interregno di Donadoni, che nel 2008 si arrende ai quarti contro la Spagna, di nuovo ai calci di rigore, in panchina torna Lippi e, come i predecessori, pecca di riconoscenza volando in Sudafrica con una formazione troppo logora, che va incontro alla figuraccia peggiore dagli anni Sessanta a oggi, visto l’ultimo posto nel girone alle spalle anche della Nuova Zelanda. A ricostruire dalle macerie viene chiamato Cesare Prandelli, che col Parma prima e con la Fiorentina poi ha mostrato un bel calcio. All’Euro 2012 va oltre le aspettative, qualificandosi per la finale battendo l’Inghilterra ai rigori e la Germania, per l’ennesima volta vittima degli azzurri, con una doppietta di un Balotelli mai così decisivo. In finale c’è però la Spagna che si rivela troppo forte per i logori italiani, anche se il 4-0 finale è punizione eccessiva.