Passo indietro per il Brasile. Il pareggio premia un Messico grintoso

Passo indietro per il Brasile. Il pareggio premia un Messico grintoso

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 1599 volte

LE FORMAZIONI - Hulk non recupera dal problema alla coscia sinistra e Scolari è costretto suo malgrado a cambiare una formazione che di fatto è la stessa dalla Confederations Cup dell’anno scorso. Al suo posto Ramires, meno offensivo, ma più portato a cucire tra centrocampo e attacco. Messico riproposto tale e quale rispetto a quello vittorioso sul Camerun. Attesissimo Peralta, giustiziere del Brasile a Londra 2012.

RITMI FORSENNATI - Il Messico che non ti aspetti. Probabilmente rassicurati dal pallido Brasile visto contro la Croazia, i messicani partono a razzo pressando a tutto campo i padroni di casa. È un pressing, però, fine a sé stesso, perché in avanti il duo Peralta-dos Santos appare insufficiente a creare grattacapi ai centrali avversari. I primi venti minuti vedono il possesso di palla del Brasile e i tentativi di ripartenza messicani, soprattutto coi due terzini Aguilar e Layun, bravi a coprire tutta la fascia. Niente tiri in porta, però, fino alla metà della frazione quando Herrera sorprende tutti con un destro da fuori. Tutti ma non Julio Cesar, bravo a deviare in angolo. Meno bravo il direttore di gara, che non nota la deviazione e non da il corner.

OCHOA DECISIVO - La risposta brasiliana è immediata o quasi. Due minuti e su cross dalla destra di Dani Alves Neymar è bravissimo a rubare il tempo a Marquez e colpire di testa. Conclusione angolata e da posizione ravvicinata, ma il riflesso del portiere messicano Ochoa è felino. Ci si aspetta che l’occasione dia la scossa alla Seleçao, ma i ritmi sono ancora troppo lenti per poter eludere il pressing avversario. Anzi è il Messico a provarci ancora con tiri da lontano, approfittando di un centrocampo brasiliano incapace di fare filtro. La conclusione più pericolosa la scaglia Vazquez con un destro da posizione centrale che per sua sfortuna tende a uscire e passa poco lontano dal palo e dai guantoni di Julio Cesar, proteso in tuffo. Un buon Messico, senza ombra di dubbio, che però rischia la beffa quasi allo scadere, quando su un traversone dalla trequarti Thiago Silva spedisce a centro area di petto prendendo di sorpresa tutta la retroguardia della Tricolor. David Luiz e Paulinho si ritrovano il pallone senza alcuna opposizione e soli davanti a Ochoa. È il centrocampista a tentare la conclusione, ma il portiere dell’Ajaccio riesce a coprire lo specchio col corpo impedendo un gol che sembrava già fatto. Nel finale, poi, a conferma delle difficoltà del centrocampo brasiliano, Ramires viene ammonito per un’entrata in ritardo su Aguilar, all’ennesima incursione offensiva sulla fascia destra.

IL BRASILE ENTRA DOPO - Via Ramires, dentro Bernard, che nella prima partita era entrato subito in gara. Questa la scelta di Scolari per dare la sveglia ai suoi, ma ottiene l’effetto contrario, perché nei primi venti minuti il padrone del campo, tra lo sconcerto del pubblico di casa, è proprio il Messico. Julio Cesar in realtà si spaventa solo per conclusioni dalla distanza, la più pericolosa ancora di Herrera, il cui sinistro è caldo, ma che stavolta conclude poco alto sulla traversa senza deviazioni. A Scolari, nervosissimo davanti alla panchina soprattutto quando i messicani affondano i colpi guadagnandosi un paio di ammonizioni, non resta che togliere dal campo l’impalpabile Fred per affidarsi alla cabala. Entra infatti Jo, che proprio in questo stadio e contro il Messico aveva segnato in Confederations Cup l’anno scorso.

POCHE IDEE MA CONFUSE - A cavallo della fase centrale della seconda frazione il Brasile butta sul tappeto le sue carte migliori tentato un forcing che però dura un quarto d’ora. In quel quarto d’ora Neymar è di sicuro il migliore dei suoi, spaventando Ochoa con un calcio di punizione da trenta metri e poi impegnandolo con una girata di sinistro da distanza ravvicinata. Il Messico appare alle corde, ci prova anche Jo, imbeccato dal solito Neymar, ma capace solo di ciabattare un sinistro a lato. Il tecnico messicano corre ai ripari con un paio di cambi e i Tricolores tornano in partita, riuscendo a resistere meglio alle sfuriate dei padroni di casa, anche se è a questo punto, a cinque minuti dal termine, che arriva l’occasione migliore. Punizione dalla sinistra di Neymar e la difesa messicana si dimentica di Thiago Silva, che inzucca indisturbato trovando però ancora una volta la saracinesca abbassata da uno straordinario Ochoa. È l’occasione migliore ed è anche l’ultima, perché nel finale il Brasile attacca sempre più confusamente, esponendosi pure ai contropiede avversari guidati dal Chicarito Hernandez, appena entrato. Guardado spaventa ancora Julio Cesar con un altro sinistro appena alto e in pieno recupero l’altro subentrato in attacco, Jimenez, esplode un destro potentissimo da posizione angolata che l’ex portiere dell’Inter per poco non respinge proprio addosso all’accorrente Hernandez.

FISCHIO FINALE - Finisce dunque senza reti, secondo 0-0 del mondiale e sicuramente meno atteso del primo. Esultano i numerosi e rumorosissimi messicani presenti allo stadio, mentre applaudono perplessi i supporter brasiliani. Se i verdeoro vogliono tenere la Coppa del Mondo a Rio de Janeiro Scolari dovrà inventarsi qualcosa, perché questa squadra, così com’è, appare nettamente inferiore alle migliori formazioni europee viste finora. Da segnalare che il Brasile vinceva le prime due partite dal 1990.

Brasile (4-2-3-1): Julio Cesar; Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz, Marcelo; Paulinho, Luiz Gustavo; Ramires (46’ Bernard), Oscar (84’ Willian), Neymar; Fred (68’ Jo). Allenatore: Scolari.

Messico (5-3-2): Ochoa; Aguilar, Rodriguez, Marquez, Moreno, Layun; H.Herrera (76’ Fabian), Vazquez, Guardado; dos Santos (84’ Jimenez), Peralta (73’ Hernandez). Allenatore: M.Herrera.

Arbitro: Çakir (Turchia)

Ammoniti: Ramires, Aguilar, Vazquez, Thiago Silva.